L’Otorinolaringoiatria (ORL) è la branca della medicina che si occupa di prevenzione, diagnosi e terapia sia medica sia chirurgica delle patologie del distretto testa-collo, ossia dell’orecchio (udito ed equilibrio), del naso (respirazione e apnee del sonno) e della gola (voce e deglutizione), tra cui anche, ad esempio, il trattamento chirurgico della tiroide e paratiroidi, nonché quello medico e chirurgico delle tonsille, della base del cranio, della bocca, lingua, ghiandole salivari, tumori del distretto cervicale e facciale, ecc.

Nonostante le diverse parti possano sembrare poco correlate, è comune che siano affette congiuntamente da uno stesso processo patologico, sia esso infettivo, tumorale, traumatico o di altra natura, ragione per cui vengono trattate da uno specialista unico, con il titolo di Medico Chirurgo Otorinolaringoiatra.

È per questo motivo che l’Otorinolaringoiatra tratta anche la patologia del nervo facciale, che segue un decorso anatomico proprio nelle regioni menzionate precedentemente. In questa sezione si vogliono descrivere alcune patologie inerenti a questa vasta branca della medicina, unitamente al loro trattamento.

La mandibola si connette alle ossa del cranio per mezzo delle articolazioni temporo-mandibolari, le quali ci permettono di mangiare, parlare e sorridere. Le disfunzioni cranio-mandibolari sono un gruppo di condizioni, di segni e sintomi, spesso dolorosi che colpiscono uno o più componenti dell’apparato masticatorio: articolazione temporo-mandibolare (ATM), muscoli della masticazione, denti e le loro strutture di sostegno. Una varietà di sintomi può essere legata ai disordini dell’ATM. Il dolore, particolarmente ai muscoli masticatori e/o all’articolazione stessa, è il sintomo più comune. Altri possibili sintomi sono:

• Tensione muscolare alla mandibola

• Dolore all’orecchio, che a volte si irradia al viso (in assenza di otite)

• Clicks od altri rumori articolari aprendo o chiudendo la bocca

• Difficoltà ad aprire la bocca

• Episodi di mandibola bloccata

• Dolore nello sbadigliare, nel masticare o nell’aprire molto la bocca

• Mal di testa o dolori al collo

• Non riuscire più a chiudere i denti nella posizione abituale oppure chiuderli in posizione diversa di volta in volta.

Sintomi come mal di testa, dolori facciali e alle orecchie, vertigini e problemi di udito possono a volte essere legati ai disordini dell’ATM. Non sempre è possibile determinare l’esatta causa dei disturbi dell’articolazione temporo-mandibolare, ma si ritiene che un fattore importante sia il sovraccarico di lavoro a cui i muscoli masticatori sono sottoposti.

In particolare in situazioni fisiche e mentali molto stressanti, contrazioni prolungate dei muscoli masticatori, oltre a sottoporre le articolazioni mandibolari ad uno sforzo eccessivo e continuo, possono dar luogo a tensione muscolare e spasmi, iniziando un circolo vizioso, che se non interrotto può portare, in alcuni casi, ad un disturbo cronico. Altri fattori aggravanti possono essere digrignamento e serramento dei denti (bruxismo), traumi, artriti, problemi di occlusione ed altri problemi dentali od una combinazione di più fattori.

Trattamenti consigliati:

Per alleviare i dolori muscolari e il gonfiore si possono prescrivere farmaci anti-infiammatori non steroidei (FANS). I rilassanti muscolari, soprattutto per le persone che digrignano o stringono i denti, possono aiutare a rilassare i muscoli della mascella. Gli ansiolitici e gli antidepressivi possono invece contribuire ad alleviare lo stress che a volte può aggravare i disordini dell’ATM.

La terapia in ogni caso non risulta risolutiva ed è gravata dalla comparsa di numerosi e pesanti effetti collaterali che, nel tempo, possono sfiduciare il paziente e la sua aderenza alla terapia. Diversi studi hanno dimostrato come una supplementazione di Magnesio possa migliorare i sintomi in pazienti affetti da disordini dell'articolazione temporo-mandibolare.

Difatti, poiché il magnesio aiuta ad alleviare crampi e tensioni muscolari, una sua integrazione può favorire il rilassamento dei tendini e dei muscoli intorno alla mascella, della testa e del collo, che non a caso sono proprio quelli coinvolti nei disordini di questo tipo, alleviando al contempo i sintomi di irritabilità ed ansia che possono contribuire ad acuire la sintomatologia associata a questo tipo di disordini [1]. Individui affetti da disturbi a carico dell'ATM manifestano spesso un deficit di questo importante minerale [2]. Un'altra strategia utile nel trattamento dei disordini dell'ATM è assumere integratori a base di L-Triptofano; quest'ultimo rappresenta infatti il precursore di due importanti ormoni endogeni: Serotonina e Melatonina [3].

La Serotonina, agendo da neurotrasmettitore a livello cerebrale, regola svariati processi biologici quali la trasmissione del dolore e il tono dell'umore [4], mentre la Melatonina è il principale ormone responsabile della regolazione del ritmo sonno/veglia. Tutti aspetti che risultano alterati nei soggetti affetti da disordini dell'articolazione temporo-mandibolare. Anche lo status vitaminico gioca un ruolo importante nella profilassi e nel trattamento dei disturbi a carico dell'ATM. In particolare, la carenza di Vitamine del Gruppo B può causare affaticamento e promuovere lo stress, peggiorando la sintomatologia dei soggetti affetti da disordini dell'articolazione temporo-mandibolare.

In un circolo vizioso, elevati livelli di stress, possono causare una deplezione dei livelli ematici di vitamine del Gruppo B [2]. Infine la vitamina D3 svolge un ruolo fondamentale nel garantire la salute ottimale delle ossa e dei muscoli, entrambi coinvolti nella patologia dell'ATM [5]. Recenti studi hanno dimostrato come i problemi a carico dell'articolazione temporo-mandibolare possono avere diverse cause; non di rado una di queste è rappresentata dall'Osteoartrosi (OA). In questo caso la supplementazione di integratori a base di N-Acetil-D-Glucosamina (NAG) e Condroitin solfato potrebbe essere di notevole aiuto.

La N-Acetil-D-Glucosamina (NAG) è un aminozucchero precursore della sintesi dei Glicosaminoglicani (GAGs), i principali costituenti della cartilagine articolare. Come per molte altre sostanze, con l’invecchiamento, le quantità di Glucosamina prodotte dal nostro organismo diminuiscono: in diversi modelli sperimentali di OA è stata dimostrata la capacità della NAG di prevenire il deterioramento delle strutture articolari, ripristinare la matrice cartilaginea danneggiata dal processo artrosico ed esercitare anche una discreta attività antiinfiammatoria [6]. Inoltre, rispetto ad altre forme di Glucosamina (Glucosamina solfato e Glucosamina cloridrato), l'acetilazione consente alla molecola di agire in uno step più avanzato del processo di biosintesi dei componenti della matrice cartilaginea, stimola in maniera diretta la sintesi di Acido ialuornico, non inibisce la sintesi di Glucosamina endogena e non induce Insulino-reistenza [7], tant'è vero che, ad oggi, la NAG, rappresenta l'unica forma di Glucosamina ad aver ottenuto una specifica indicazione terapeutica da parte del Ministero della Salute italiano.

Un altro GAG che rientra nella composizione della cartilagine articolare è il Condroitin solfato dove ne rappresenta il maggiore responsabile della resistenza alla compressione, tant'è vero che l’impoverimento di Condroitin solfato da parte della cartilagine articolare rappresenta una tra le principali cause di osteoartrosi. Il beneficio apportato dal Condroitin solfato nei pazienti affetti da osteoartrite è presumibilmente il risultato di varie azioni: azione antinfiammatoria, stimolazione della sintesi di Proteoglicani e Acido ialuronico, diminuzione dell’attività erosiva delle MMPs e inibizione dell'apoptosi (morte) dei condrociti articolari [8].

L’associazione della Glucosamina con il Condroitin Solfato è stata testata per verificarne l’efficacia e per conoscere se tale combinazione possa risultare superiore all’assunzione dei singoli componenti. Nell’ampio studio randomizzato e controllato GAIT, quando somministrati da soli, nessuna delle due sostanze ha mostrato effetti clinici. Tuttavia la combinazione Condroitin Solfato e Glucosamina ha determinato sollievo dal dolore e miglioramento funzionale nei pazienti affetti da OA di grado moderato-elevato [9].

I benefici derivanti da una terapia di associazione aumentano quando, alla NAG e al Condroitin solfato, si abbinano principi attivi, che sinergizzando tra loro, sono in grado di migliorare tanto l'azione trofica a carico della cartilagine articolare, quanto l'azione antidolorifica; è questo il caso del Metilsulfonilmetano (MSM) e della Boswellia serrata (BS). Il Metilsulfonilmetano (MSM) rappresenta la forma naturale dello zolfo organico. L’azione protettiva dell'MSM sulla cartilagine articolare, si deve al ruolo svolto dallo zolfo nella sintesi del Collagene; la presenza dello zolfo serve infatti a garantire la formazione dei legami disolfuro tra le triple eliche del Procollagene, promuovendo la formazione dei tessuti elastici quali appunto la cartilagine articolare.

Oltre al suo ruolo protettivo nei confronti del tessuto cartilagineo, il MSM presenta anche una discreta azione antinfiammatoria ed è in grado di migliorare la permeabilità cellulare, permettendo alle sostanze dannose di essere eliminate più facilmente e prevenendo così un possibile aumento della pressione intracellulare che è causa di dolore e infiammazione. La Boswellia serrata è un albero di grandi dimensioni appartenente alla famiglia delle Burseraceae (genere Boswellia), che cresce nelle regioni montuose di India, Nord Africa e Medio Oriente. La gommoresina di questa pianta è ricca di numerosi principi attivi, tra cui spiccano per importanza gli Acidi cheto-boswellici (AKBA).

Quest’ultimi sono in grado di inibire selettivamente l’enzima 5-Lipossigenasi, coinvolto nella biosintesi di importanti mediatori del processo infiammatorio: i Leucotrieni. La selettività di inibizione relativa alla sola Lipossigenasi e non della Ciclossigenasi, rende l’azione antinfiammatoria degli Acidi Boswellici particolarmente interessante ed utile ai fini terapeutici, in quanto non determina in nessun caso gastrolesività.

Gli Acidi boswellici si sono inoltre dimostrati in grado di bloccare la migrazione dei leucociti polimorfonucleati verso i siti di flogosi. Ciò fornisce un notevole vantaggio terapeutico, dal momento che, se non bloccate, queste cellule, una volta giunte sul sito dell’infiammazione, rilasciano una serie di enzimi ad azione proteolitica (Elastasi, Glucuronidasi, N-Acetilglucosaminidasi, ec..), responsabili della distruzione del collagene e dei tessuti elastici (Cartilagini, Tendini e Legamenti) [10]. Infine chi soffre di OA potrebbe trarre giovamento anche da un'integrazione di Vitamina C e Silice, entrambi cofattori indispensabili per la sintesi del Collagene, uno degli elementi costitutivi più abbondanti della cartilagine articolare [11,12].

  1. Gröber U, Schmidt J, Kisters K. Magnesium in Prevention and Therapy. Nutrients. 2015 Sep 23;7(9):8199-226.
  2. Mehra P, Wolford LM. Serum nutrient deficiencies in the patient with complex temporomandibular joint problems. Proc (Bayl Univ Med Cent). 2008 Jul;21(3):243-7.
  3. Birdsall TC. 5-Hydroxytryptophan: a clinically-effective serotonin precursor. Altern Med Rev. 1998 Aug;3(4):271-80.
  4. Berger M, Gray JA, Roth BL. The expanded biology of serotonin. Annu Rev Med. 2009;60:355-66.
  5. Shen M, Luo Y, Niu Y, Chen L, Yuan X, Goltzman D, Chen N, Miao D. 1,25(OH)2D deficiency induces temporomandibular joint osteoarthritis via secretion of senescence-associated inflammatory cytokines. Bone. 2013 Aug;55(2):400-9).
  6. Shikhman A, Amiel D, Lima D, Hwang S, Hu C, Xu A, Hashimoto S, Kobayashi K, Sasho T, Lotz M. Chondroprotective activity of N-acetylglucosamine in rabbits with experimental osteoarthritis. Ann Rheum Dis. 2005 Jan; 64(1): 89–94.
  7. Shikhman AR, Brinson DC, Valbracht J, Lotz MK. Differential metabolic effects of glucosamine and N-acetylglucosamine in human articular chondrocytes. Osteoarthritis Cartilage. 2009 Aug;17(8):1022-8.
  8. Martel-Pelletier J, Kwan Tat S, Pelletier JP. Effects of chondroitin sulfate in the pathophysiology of the osteoarthritic joint: a narrative review. Osteoarthritis Cartilage. 2010 Jun;18 Suppl 1:S7-11.
  9. National Center for Complimentary and Alternative Medicine. The NIH Glucosamine/Chondroitin Arthritis Intervention Trial (GAIT). J Pain Palliat Care Pharmacother. 2008;22(1):39-43.
  10. Notarnicola A, Tafuri S, Fusaro L, Moretti L, Pesce V, Moretti B. The "MESACA" study: methylsulfonylmethane and boswellic acids in the treatment of gonarthrosis. Adv Ther. 2011 Oct;28(10):894-906.
  11. Carlisle EM. Silicon as a trace nutrient. Sci Total Environ. 1988 Jul 1;73(1-2):95-106.
  12. Pinnell SR. Regulation of collagen biosynthesis by ascorbic acid: a review. Yale J Biol Med. 1985 Nov-Dec;58(6):553-9.

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La faringite, detta più comunemente mal di gola, è un'infiammazione che colpisce la faringe, il canale muscolo-membranoso che consente al cibo di imboccare la via dell'esofago. La faringite può insorgere in maniera acuta (improvvisa) e risolversi nel giro di pochi giorni, oppure può cronicizzare persistendo per lunghi periodi. In quest'ultimo caso si parla di faringite cronica.

La faringite può insorgere per motivi diversi. Nella maggior parte dei casi, è il risultato di un'infezione virale; meno comunemente, può essere la conseguenza di un'infezione batterica o di particolari circostanze, come per esempio le allergie, la malattia da reflusso gastroesofageo o l'esposizione ad agenti chimici tossici. I sintomi e i segni del mal di gola dipendono fortemente dalla cause scatenanti, pertanto ogni paziente rappresenta un caso a sé stante. Ciononostante, la maggior parte degli episodi di faringite è caratterizzata da:

  • Dolore o senso di prurito in fondo alla bocca

  • Dolore che si fa più acuto ogni volta che si deglutisce o quando si parla

  • Difficoltà a deglutire come in condizioni normali

  • Gola secca

  • Linfonodi di collo e mascella ingrossati e infiammati

  • Tonsille ingrossate e arrossate

  • Presenza di placche di colore bianco o pus sulle tonsille

  • Voce rauca (raucedine) e/o debole

Se la faringite è il risultato di un'infezione virale o batterica, oltre alle manifestazioni precedentemente riportate, si possono avere febbre sopra i 38°C, brividi, tosse, naso che cola, starnuti, dolori muscolari e articolari, mal di testa, nausea e vomito.

Trattamenti consigliati:

Per le faringiti di tipo virale non sono previste cure specifiche, ma solo dei rimedi sintomatici, cioè rivolti a ridurre la sintomatologia. In questi casi, di solito, la guarigione richiede dai 5 ai 7 giorni. Nel solo caso di faringite batterica (confermata tramite tampone faringeo), si somministrano gli antibiotici, al fine di eradicare la possibile infezione batterica, mentre corticosteroidi e i FANS vengono utilizzati per ridurre la sintomatologia dolorosa e l'infiammazione.

Esistono tuttavia anche diversi rimedi naturali, che in virtù della loro spiccata attività antiedemigena ed antiinfiammatoria, risultano utili per contrastare la sintomatologia tipica di questo tipo di disturbo, senza portare con sè i fastidiosi effetti collaterali dei farmaci tradizionali. Uno di questi rimedi è la Boswellia Serrata, un albero di grandi dimensioni diffuso in India, Nord Africa e Medio Oriente.

Gli Acidi cheto-boswellici contenuti in questa pianta, inibendo selettivamente le Lipossigenasi, e non le Ciclossigenasi (come i FANS tradizionali), garantiscono una potente azione antinfiammatoria, senza determinare in nessun caso gastrolesività e ciò ne consente l'impiego anche per periodi di tempo prolungati [1]. La Boswellia si configura pertanto come una valida alternativa all'utilizzo degli antinfiammatori tradizionali. Uno dei rimedi fitoterapici dalle note proprietà antiedemigene è invece la Bromelina.

Con il termine Bromelina, si è soliti indicare una miscela di enzimi proteolitici, estratti in natura dal gambo di Ananas comosus. Tale miscela enzimatica, fa si che la Bromelina possegga diverse proprietà clinicamente utili, tra cui quella Fibrinolitica, Antiedemigena, Antitrombotica ed Antinfiammatoria, tutte ampiamente dimostrate in letteratura [2]. Per queste sue caratteristiche, la Bromelina trova largo impiego nel trattamento degli stati infiammatori dei tessuti molli associati a trauma, nelle infiammazioni localizzate e nelle reazioni tissutali post-operatorie.

La sicurezza dell'impiego della Bromelina rispetto ad altri farmaci antinfiammatori deriva dalla differenza nel suo meccanismo di azione: infatti, laddove i classici FANS inibiscono la Ciclossigenasi, bloccando la sintesi di Prostaglandine, la Bromelina "dirotta" tale sintesi, incrementando la produzione di prostaglandine ad attività antinfiammatoria a discapito di quelle ad attività pro-infiammatoria, evitando in tal modo il danno gastrointestinale tipico dei FANS. Tale differenza nel meccanismo d'azione spiega la sinergia che essa può avere con i FANS, ottenendo così un potenziamento degli effetti antinfiammatori [3].

La Bromelina ha infine la capacità di veicolare gli antibiotici, favorendone la penetrazione e accelerandone l'assorbimento. Tutto ciò consente di migliorare il successo e l'efficacia di un'eventuale terapia antibiotica [4]. Un rimedio fitoterapico in grado di esercitare sia una discreta attività antifinfiammatoria che un'importante azione antiedemigena è rappresentato dall'Escina [5]. L'Escina è una miscela di Saponine estraibili dai semi (13%), dalla corteccia (1%) e dalle foglie (0,2%) di Ippocastano (Aesculus hippocastanum).

Il trattamento con Escina ha dimostrato addirittura di apportare un effetto anti-infiammatorio simile a quello osservato con il Desametasone (Corticosteroide). Anzi, la durata della risposta anti-infiammatoria era maggiore nel trattamento con escina rispetto al trattamento con desametasone [6].

  1. Siddiqui MZ. Boswellia Serrata, A Potential Antiinflammatory Agent: An Overview. Indian J Pharm Sci. 2011 May-Jun; 73(3): 255–261.
  2. Mondal S, Bhattacharya S, Pandey JN, Biswas M. Evaluation of acute anti-inflametry effect of Ananas Comosus leaf extract in Rats. Pharmocologyonline, vol. 3, pp. 1312–1315, 2011.
  3. Maurer HR. Bromelain: biochemistry, pharmacology and medical use. Cellular and Molecular Life Sciences, vol. 58, no. 9, pp. 1234–1245, 2001.
  4. Neubauer RA. A plant protease for potentiation of and possible replacement of antibiotics. Experimental Medicine and Surgery, vol. 19, pp. 143–160, 1961.
  5. Sirtori CR. Aescin: pharmacology, pharmacokinetics and therapeutic profile.” Pharmacol Res. 2001 Sep;44(3):183-93.
  6. Wang H, Zhang L, Jiang N, Wang Z, Chong Y, Fu F. Anti-inflammatory effects of escin are correlated with the glucocorticoid receptor/NF-κB signaling pathway, but not the COX/PGF2α signaling pathway. Exp Ther Med. 2013 Aug;6(2):419-422.

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La Sindrome della bocca urente è un disturbo caratterizzato da un bruciore orale diffuso, in assenza di evidenti lesioni locali o di alterazioni patologiche sistemiche. L'incidenza della patologia è maggiore sopra i 50 anni e nel sesso femminile.

Il principale sintomo della sindrome della bocca urente è il bruciore del cavo orale in assenza di cause evidenti, quali lesioni a carico delle mucose e patologie sistemiche specifiche. Questa sensazione urente è generalizzata a tutta la mucosa orale o viene avvertita localmente a livello di lingua (specie il dorso e la punta), palato, labbra, superfici in rapporto con protesi mobili o pavimento della bocca.

La sintomatologia della sindrome della bocca urente si manifesta con gravità variabile (da lieve a moderata) e può insorgere in maniera improvvisa o graduale; alcuni pazienti lamentano un disagio costante, in altri la sensazione ha un andamento altalenante con temporanee remissioni in coincidenza dei pasti, del sonno o di attività che distolgono l'attenzione. In molti casi, il quadro si manifesta in tarda mattinata e raggiunge l'intensità massima nel tardo pomeriggio o alla sera, scomparendo poi la notte.

Alla sindrome della bocca urente possono poi associarsi altri sintomi, quali parestesie e sensazione di ottundimento alla punta della lingua; alterata sensibilità gustativa (es. percezione di un sapore amaro o metallico); dolore, secchezza delle fauci e/o difficoltà nella deglutizione. Molti pazienti riportano descrizioni di sensazioni come punture di spilli, palato freddo come il ghiaccio o lingua ustionata da un liquido bollente. Tali manifestazioni possono durare per mesi o anni.

Le cause della malattia non sono ancore chiare, ma recentemente sono stati identificati alcuni disordini neuropatologici che potrebbero predisporre al manifestarsi del disturbo. Tra questi rientrano la degenerazione delle fibre trigeminali periferiche orali per l'istaurarsi di un meccanismo di Neuroinfiammazione (aumento di Specie Reattive dell'Ossigeno e di Citochine pro-infiammatorie), l'alterazione dei meccanismi percettivi del gusto e la perdita dei meccanismi inibitori centrali sul controllo del dolore.

Trattamenti consigliati:

Per ridurre il disagio associato alla sindrome della bocca urente è indicato bere frequentemente sorsi d'acqua, per mantenere umide le mucose, ed evitare sostanze irritanti (come cibi piccanti o molto caldi, collutori a base alcolica, succo di limone e bevande gassate). Ad oggi non esiste tuttavia una terapia che possa essere definita risolutiva per tutti i pazienti; essa è empirica, molto prolungata nel tempo e i risultati non sempre sono soddisfacenti.

Il trattamento nella stragrande maggioranza dei casi è difatti sintomatico e prevede la prescrizione di farmaci volti a ridurre il dolore cronico. In particolare si utilizzano gli Antidepressivi triciclici, gli Antiepilettici, gli Antidepressivi serotoninergici e le Benzodiazepine. Molto utilizzati sono anche gli Analoghi del GABA, in grado di determinare una riduzione del dolore di tipo urente, del numero di episodi di dolore parossistico, dell’iperalgesia e ottiene un potenziamento dell’analgesia indotta dagli oppioidi. Sono stati segnalati successi terapeutici con la somministrazione di Acido Alfa-Lipoico (ALA).

Tale principio attivo sembra essere in grado di ridurre in modo significativo la sintomatologia algica, che si manifesta con bruciore spontaneo e iperalgesia agli stimoli caldi, e di ridurre la produzione di ROS e citochine pro-infiammatorie che sono alla base dell'instaurarsi della Neuroinfiammazione. L'ALA e il suo metabolita ridotto, l'Acido diidrolipoico (DHLA), formano difatti una coppia redox in grado di complessare e neutralizzare un grande numero di specie reattive dell’ossigeno (ROS).

La sua efficienza nel neutralizzare i ROS è legata anche al fatto che, l'Acido alfa lipoico, è l'unico antiossidante endogeno attivo sia nella fase acquosa (citoplasmatica) che nella fase lipidica (propria delle membrane cellulari) [1]. L'ALA è inoltre in grado di rigenerare spontaneamente altri importanti antiossidanti endogeni come la Vitamina C, la Vitamina E, il Coenzima Q10 e il Glutatione. Grazie a questa sua caratteristica l'acido alfa lipoico protegge l'organismo sia dai radicali liberi intracellulari sia da quelli esterni alla cellula [2]. L’ALA quindi è in grado di proteggere i nervi dal danneggiamento in quanto:

1) Riduce la loro degenerazione limitando i danni provocati dai radicali liberi

2) Migliora la velocità della comunicazione nervosa ottimizzandone la funzionalità

3) Esercita un’azione normalizzante nei confronti della sensibilità nervosa riducendo sia il dolore che la torpidità sensoriale [3].

Studi recenti certificano risultati incoraggianti circa l’utilizzo di tale sostanza nella terapia della BMS: talora si è riusciti non solo a ridurre la sintomatologia, ma anche, seppure in pochi casi, ad ottenere completa remissione [4]. Quando somministrato in associazione ad altri antiossidanti endogeni, come ad esempio la Superossido dismutasi (SOD), l'ALA si è dimostrato inoltre in grado di migliorare sensibilmente la sintomatologia dolorosa e ridurre al contempo l'utilizzo di analgesici al bisogno.

La Superossido Dismutasi (SOD) è un enzima endogeno appartenente alla classe delle Ossidoreduttasi. La SOD, insieme con altri enzimi ad azione antiossidante (Catalasi e Glutatione Perossidasi), rappresenta la prima linea di difesa del nostro organismo dai danni indotti dai radicali liberi [5]. L'enzima, attraverso una reazione di dismutazione, è in grado di complessare l'Anione superossido (O2-) con due ioni idrogeno (H+), portando alla formazione di Acqua e Perossido d'idrogeno. Come per molti altri meccanismi biologici di difesa del nostro organismo, la sintesi di SOD cala con l'avanzare dell'età, rendendo l'organismo molto più suscettibile agli attacchi dei radicali liberi [6].

La SOD presenta inoltre anche interessantissime proprietà antinfiammatorie che si esplicano mediante l'inibizione della sintesi di citochine pro-infiammatorie [7,8]. La presenza contemporanea dell'Acido alfa lipoico (ALA) e della SOD garantisce dunque una duplice azione nei meccanismi antiossidanti dell'organismo: la SOD previene la formazione dei radicali liberi e l'ALA favorisce la rimozione dei radicali già formatisi. Un altro principio attivo che viene impiegato oramai da tempo nel trattamento del dolore neuropatico è la N-Acetil carnitina.

La N-Acetil-L-Carnitina (ALC) è una molecola che deriva dal processo di acetilazione della Carnitina, a livello dei mitocondri. La molecola agisce come donatore di gruppi acetilici che, associati al Coenzima A, partecipano al metabolismo energetico della cellula, contribuendo alla sintesi di ATP e promuovendo la riparazione delle cellule nervose. La N-Acetil-L-Carnitina esplica pertanto una potente azione neurotrofica/neuroprotettiva in quanto aumenta le capacità autoriparative delle cellule nervose danneggiate dai radicali liberi, stimolando il loro metabolismo energetico e la sintesi di ATP [9,10].

La funzione neurotrofica viene garantita anche da una corretta integrazione di Vitamina B12, quest'ultima interviene infatti in tutti quei processi metabolici che concorrono alla produzione di energia cellulare. E’ nota, inoltre, la sua capacità di migliorare le funzioni cognitive e nervose, tant'è vero che, il Ministero della Salute e l’E.F.S.A. ( European Food Safety Authority) attribuiscono alla Vitamina B12 una indicazione specifica: “Contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso” [11].

  1. Amenta F, Traini E., Tomassoni D, And Mignini F. Pharmacokinetics of Different Formulations of Tioctic (Alpha-Lipoic) Acid in Healthy Volunteers. Clinical and Experimental Hypertension, 30:767–775, 2008.
  2. Changyuan Lu and Yanyun Liu. Interactions of lipoic acid radical cations with vitamins C and E analogue and hydroxycinnamic acid derivatives. Archives of Biochemistry and Biophysics 406 78–84, 2002.
  3. Gries F. A. et al. Alternative therapeutic principles in the prevention of microvascular and neuropathic complications. Diabetics Research and Clinical Practice, 28 Suppl.S201-S207, 1995.
  4. Femiano F. Burning mouth sindrome (BMS): an open trial of comparative efficacy of alpha-lipoic acid (thioctic acid) with other therapies. Minerva Stomatol 2002; 51: 405-9.
  5. McCord J.M., Fridovich I., “Superoxide dismutase: an enzymatic function for erythrocuprein(hemocuprein)” J. Biol. Chem., (1969) Volume 224, Pages 6049-6055.
  6. Di Massimo C., Scarpelli P., Di Lorenzo N., Caimi G. di Orio F., Ciancarelli M.G., “Impaired plasma nitric oxide availability and extracellular superoxide dismut ase activity in healthy humans with advancing age” Life Sciences. 2006, Volume 78, Pages 1163-1167.
  7. Extracellular Superoxide Dismutase. Nozik-Grayck E., Suliman H.B., Piantadosi C.A. Int. J. Biochem. Cell. Biol. 2005; 37(12): 2466-71.
  8. Extracellular Superoxide Dismutase in biology and medicine. Fattman C.L., Schaefer L.M., Oury T.D. Free Radic. Biol. Med. 2003; 35(3): 236-56.
  9. Chiechio S, Copani A, Gereau RW 4th, Nicoletti F. Acetyl-L-carnitine in neuropathic pain: experimental data. CNS Drugs. 2007;21 Suppl 1:31-8; discussion 45-6.
  10. Ribas GS, Vargas CR, Wajner M. L-carnitine supplementation as a potential antioxidant therapy for inherited neurometabolic disorders. Gene. 2014 Jan 10;533(2):469-76.
  11. Brüggemann G, Koehler CO, Koch EM. Results of a double-blind study of diclofenac + vitamin B1, B6, B12 versus diclofenac in patients with acute pain of the lumbar vertebrae. A multicenter study. Klin Wochenschr. 1990 Jan 19;68(2):116-20.

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La Nevralgia del trigemino (TN) rappresenta una delle forme più diffuse di neuropatia periferica; La patologia si caratterizza per la presenza di un dolore lancinante, molto intenso, ad insorgenza improvvisa e di breve durata, di solito monolaterale, che interessa il territorio di distribuzione del V nervo cranico. L’affezione è tipica delle donne adulte.

La branca mascellare è la più frequentemente interessata, seguita dalla mandibolare. Più raramente (circa nel 5%) è coinvolta la branca oftalmica. Al sintomo doloroso non è infrequente che si associ anche una sintomatologia spasmodica simile ad un tic. La nevralgia del trigemino provoca un dolore intenso, talvolta pungente e in caso di agitazione o stress la sensazione tende ad acutizzarsi. I meccanismi eziopatologici alla base dello sviluppo di questa patologia non sono stati ancora completamente chiariti, e gli esiti dei trattamenti farmacologici e/o chirurgici sono spesso deludenti.

Pertanto, è urgente sviluppare nuovi approcci terapeutici e scoprire nuovi agenti per il trattamento della TN [1]. Evidenze recenti suggeriscono che la patologia sia innescata dall'instaurarsi di un intenso processo infiammatorio con rilascio di un gran numero di mediatori pro-infiammatori (citochine), che determinano un aumento dell'ipersensibilità dolorosa, partecipando di fatto all'insorgenza della patologia [2-4]. Quest'upregolazione delle citochine determina quindi neuroinfiammazione cronica (con produzione di ROS), danno a carico della fibra nervosa (erosione progressiva della guaina mielinica) e quindi dolore neuropatico [5,6].

Trattamenti consigliati:

Sebbene la nevralgia del trigemino non sia attualmente curabile, sono disponibili diversi trattamenti in grado di alleviare efficacemente il dolore. Le principali opzioni di trattamento della nevralgia del trigemino comprendono:

1) Terapia farmacologica;

2) Terapia chirurgica;

3) Approcci complementari.

Il primo approccio consiste nella terapia farmacologica. In molti casi, vengono prescritti farmaci anticonvulsivanti ed antidepressivi, poiché spesso si rivelano in grado di migliorare il dolore di tipo neuropatico. Tuttavia, la terapia farmacologica fornisce soltanto un sollievo temporaneo nel corso del tempo ed alcuni pazienti possono diventare refrattari ai farmaci.

Se la nevralgia del trigemino è grave, o se il farmaco non è efficace o provoca effetti collaterali spiacevoli, può essere considerata l'opzione dell'intervento chirurgico. Lo scopo della neurochirurgia consiste nell'eliminare le cause che scatenano la nevralgia, agendo sui vasi sanguigni che comprimono il nervo trigemino o sulle cellule nervose responsabili del dolore. La ricerca dimostra che la chirurgia fornisce un efficace sollievo sintomatico a lungo termine, tanto che nel 70-90% dei casi trattati è improbabile che la nevralgia trigeminale si ripresenti.

Tuttavia, trattandosi pur sempre di un trattamento invasivo, prima di adottare questa soluzione, devono essere considerati anche i potenziali effetti collaterali, come la perdita dell'udito o l'intorpidimento del viso e quindi valutare la possibilità di trattamenti complementari. Ad esempio l'utilizzo di principi attivi in grado di arginare la produzione di ROS e di citochine pro-infiammatorie e di riparare il danno a carico della fibra nervosa, potrebbe rappresentare un valida sostegno terapeutico da associare ai farmaci tradizionalmente impiegati per il trattamento della Nevralgia del trigemino.

Uno dei più importanti antiossidanti endogeni, utilizzato con successo nel trattamento di questo tipo di disordini, è l'Acido Alfa Lipoico (ALA). L’ALA e il suo metabolita ridotto, l'Acido diidrolipoico (DHLA), formano una coppia redox in grado di complessare e neutralizzare un grande numero di specie reattive dell’ossigeno (ROS). La sua efficienza nel neutralizzare i ROS è legata anche al fatto che, l'Acido alfa lipoico, è l'unico antiossidante endogeno attivo sia nella fase acquosa (citoplasmatica) che nella fase lipidica (propria delle membrane cellulari) [7].

L'ALA è inoltre in grado di rigenerare spontaneamente altri importanti antiossidanti endogeni come la Vitamina C, la Vitamina E, il Coenzima Q10 e il Glutatione. Grazie a questa sua caratteristica l'acido alfa lipoico protegge l'organismo sia dai radicali liberi intracellulari sia da quelli esterni alla cellula [8]. L’ALA quindi è in grado di proteggere i nervi dal danneggiamento in quanto:

1) Riduce la loro degenerazione limitando i danni provocati dai radicali liberi

2) Migliora la velocità della comunicazione nervosa ottimizzandone la funzionalità

3) Esercita un’azione normalizzante nei confronti della sensibilità nervosa riducendo sia il dolore che la torpidità sensoriale [9].

Quando somministrato in associazione ad altri antiossidanti endogeni, come ad esempio la Superossido dismutasi (SOD), l'ALA si è dimostrato in grado di migliorare sensibilmente la sintomatologia dolorosa e ridurre al contempo l'utilizzo di analgesici al bisogno. La Superossido Dismutasi (SOD) è un enzima endogeno appartenente alla classe delle Ossidoreduttasi.

La SOD, insieme con altri enzimi ad azione antiossidante (Catalasi e Glutatione Perossidasi), rappresenta la prima linea di difesa del nostro organismo dai danni indotti dai radicali liberi [10]. L'enzima, attraverso una reazione di dismutazione, è in grado di complessare l'Anione superossido (O2-) con due ioni idrogeno (H+), portando alla formazione di Acqua e Perossido d'idrogeno.

Come per molti altri meccanismi biologici di difesa del nostro organismo, la sintesi di SOD cala con l'avanzare dell'età, rendendo l'organismo molto più suscettibile agli attacchi dei radicali liberi [11]. La SOD presenta inoltre anche interessantissime proprietà antinfiammatorie che si esplicano mediante l'inibizione della sintesi di citochine pro-infiammatorie [12,13].

La presenza contemporanea dell'Acido alfa lipoico (ALA) e della SOD garantisce dunque una duplice azione nei meccanismi antiossidanti dell'organismo: la SOD previene la formazione dei radicali liberi e l'ALA favorisce la rimozione dei radicali già formatisi. Un altro principio attivo che viene impiegato oramai da tempo nel trattamento del dolore neuropatico è la N-Acetil carnitina. La N-Acetil-L-Carnitina (ALC) è una molecola che deriva dal processo di acetilazione della Carnitina, a livello dei mitocondri. La molecola agisce come donatore di gruppi acetilici che, associati al Coenzima A, partecipano al metabolismo energetico della cellula, contribuendo alla sintesi di ATP e promuovendo la riparazione delle cellule nervose. La N-Acetil-L-Carnitina esplica pertanto una potente azione neurotrofica/neuroprotettiva in quanto aumenta le capacità autoriparative delle cellule nervose danneggiate dai radicali liberi, stimolando il loro metabolismo energetico e la sintesi di ATP [14,15].

Infine anche la Vitamina B12 ha dato risultati promettenti per quanto riguarda il trattamento delle forme neuropatiche. La Vitamina B12 (Cobalamina) interviene i tutti quei processi metabolici che concorrono alla produzione di energia cellulare. E’ nota, inoltre, la sua capacità di migliorare le funzioni cognitive e nervose, tant'è vero che, il Ministero della Salute e l’E.F.S.A. ( European Food Safety Authority) attribuiscono alla Vitamina B12 una indicazione specifica: “Contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso” [16]. Pertanto, grazie alla presenza dell'ALA e della SOD, si va ad agire a monte, ovvero su quella che è la causa che sottende lo sviluppo di una Neuropatia: lo stress ossidativo e la produzione di ROS, mentre la N-Acetil-L-Carnitiva e la Vitamina B12 agiscono da neurotrofici, riparando e dando sostegno alle cellule nervose già danneggiate dallo stress ossidativo.

Tutto ciò si traduce, fin da subito, in un miglioramento della sintomatologia classica (Formicolii,Parestesie,Intorpidimento,Dolore diffuso,ecc.). Infine, grazie all'azione antinfiammatoria esercitata dall'ALA e dalla SOD, è possibile ridurre il ricorso agli analgesici al bisogno, limitando i numerosi effetti collaterali legati all'utilizzo cronico di questa classe di farmaci.

  1. Cheshire WP. Trigeminal neuralgia: for one nerve a multitude of treatments. Expert Rev Neurother. 2007;7:1565–79.
  2. DeLeo JA, Yezierski RP. The role of neuroinflammation and neuroimmune activation in persistent pain. Pain. 2001;90:1–6
  3. Hanisch UK. Microglia as a source and target of cytokines. Glia. 2002;40:140–55
  4. Moalem G, Tracey DJ. Immune and inflammatory mechanisms in neuropathic pain. Brain Res Rev. 2006;51:240–64.
  5. Shamash S, Reichert F, Rotshenker S. The cytokine network of Wallerian degeneration: tumor necrosis factor-alpha, interleukin-1alpha, and interleukin-1beta. J Neurosci. 2002;22:3052-60
  6. Okamoto K, Martin DP, Schmelzer JD, Mitsui Y, Low PA. Pro- and anti-inflammatory cytokine gene expression in rat sciatic nerve chronic constriction injury model of neuropathic pain. Exp Neurol. 2001;169:386–91.
  7. Amenta F, Traini E., Tomassoni D, And Mignini F. Pharmacokinetics of Different Formulations of Tioctic (Alpha-Lipoic) Acid in Healthy Volunteers. Clinical and Experimental Hypertension, 30:767–775, 2008.
  8. Changyuan Lu and Yanyun Liu. Interactions of lipoic acid radical cations with vitamins C and E analogue and hydroxycinnamic acid derivatives. Archives of Biochemistry and Biophysics 406 78–84, 2002.
  9. Gries F. A. et al. Alternative therapeutic principles in the prevention of microvascular and neuropathic complications. Diabetics Research and Clinical Practice, 28 Suppl.S201-S207, 1995.
  10. McCord J.M., Fridovich I., “Superoxide dismutase: an enzymatic function for erythrocuprein(hemocuprein)” J. Biol. Chem., (1969) Volume 224, Pages 6049-6055.
  11. Di Massimo C., Scarpelli P., Di Lorenzo N., Caimi G. di Orio F., Ciancarelli M.G., “Impaired plasma nitric oxide availability and extracellular superoxide dismut ase activity in healthy humans with advancing age” Life Sciences. 2006, Volume 78, Pages 1163-1167.
  12. Extracellular Superoxide Dismutase. Nozik-Grayck E., Suliman H.B., Piantadosi C.A. Int. J. Biochem. Cell. Biol. 2005; 37(12): 2466-71.
  13. Extracellular Superoxide Dismutase in biology and medicine. Fattman C.L., Schaefer L.M., Oury T.D. Free Radic. Biol. Med. 2003; 35(3): 236-56.
  14. Chiechio S, Copani A, Gereau RW 4th, Nicoletti F. Acetyl-L-carnitine in neuropathic pain: experimental data. CNS Drugs. 2007;21 Suppl 1:31-8; discussion 45-6.
  15. Ribas GS, Vargas CR, Wajner M. L-carnitine supplementation as a potential antioxidant therapy for inherited neurometabolic disorders. Gene. 2014 Jan 10;533(2):469-76.
  16. Brüggemann G, Koehler CO, Koch EM. Results of a double-blind study of diclofenac + vitamin B1, B6, B12 versus diclofenac in patients with acute pain of the lumbar vertebrae. A multicenter study. Klin Wochenschr. 1990 Jan 19;68(2):116-20.

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