L’angiologia è quella branca della medicina che studia l’anatomia e le patologie che colpiscono i vasi sanguigni e quelli linfatici. La parola deriva dal greco angios (“vaso”) e logos (“studio”). Tra le patologie che colpiscono i vasi arteriosi ci sono l’aneurisma, l’aterosclerosi, la dissecazione dell’aorta, la trombosi e l’embolia.

Tra quelle che colpiscono i vasi venosi ci sono le vene varicose, l’insufficienza venosa cronica e la trombosi venosa, mentre i vasi linfatici sono interessati principalmente da casi di linfedema primario o secondario. Infine, l’angiologia si occupa anche della modifica dei fattori di rischio nel caso di valori alti di colesterolo e pressione sanguigna.

La Tromboflebite (comunemente anche detta Flebite, o più correttamente Trombosi Venosa Superficiale) è l’infiammazione di una vena vicino alla superficie della pelle, causata da un trombo che ostruisce una o più vene, di solito nelle gambe, fino a farle gonfiare; più raramente può colpire le vene delle braccia o del collo e potenzialmente anche qualsiasi altra zona del corpo. Se ad essere colpita è invece una vena profonda all’interno di un muscolo, si parlerà di Trombosi venosa profonda, situazione molto più grave che pone il paziente a rischio di complicazioni potenzialmente fatali (Embolia polmonare).

Si suppone che la trombizzazione di una vena superficiale sia secondaria a un’infiammazione della parete venosa. In oltre il 90% dei casi la tromboflebite superficiale insorge in seguito alla presenza di vene varicose; la stasi venosa che si instaura in queste vene inefficienti nel consentire il circolo sanguigno verso il corso, infatti, favorisce la formazione di trombi. Altra causa importante sono i numerosi fattori in grado di danneggiare localmente le vene, come i traumi causati da un prelievo venoso o dall’inserimento di un catetere endovenoso. Esistono poi tutta una serie di fattori di rischio più o meno importanti he facilitano la formazione di trombi, vale a dire:

- insufficienza venosa cronica; - vene varicose; - fumo di sigaretta; - sovrappeso o obesità; - assunzione della pillola contraccettiva o di terapia ormonale sostitutiva; - gravidanza - inattività protratta, per esempio durante viaggi aerei o in automobile, convalescenza prolungata a letto dopo un intervento chirurgico. L’inattività determina, infatti, un rallentamento della circolazione sanguigna; - fratture ossee, soprattutto a carico degli arti inferiori; - disturbi della coagulazione ereditari o acquisiti; - malattie autoimmuni sistemiche (tipo Lupus) - alcuni tumori.

Più fattori di rischio sono presenti contemporaneamente (ad esempio fumare e usare la pillola contraccettiva insieme) più aumenta la possibilità di sviluppare tromboflebite. I sintomi della flebite sono quelli tipici dell’infiammazione,l’esordio è brusco ed è caratterizzato da:

- dolore di tipo pulsante o bruciante nel territorio interessato,

- il rossore cutaneo a lenta insorgenza, risultato del propagarsi dell’infiammazione dalla vena alla cute sovrastante;

- tumefazione attorno alla vena colpita;

- prurito;

- la cute è calda al tatto, talora può anche presentare secchezza;

- la vena è gonfia e spesso si indurisce.

I sintomi possono acuirsi quando la gamba viene abbassata, nel caso di tromboflebite riguardante una vena dell’arto inferiore. A volte può essere presente anche febbre. La tromboflebite superficiale, specie quella sotto il ginocchio è, in genere, un processo in grado di autolimitarsi entro 2-6 settimane. Può persistere un cordone fibroso non dolente, come esito di una vena ormai permanentemente trombizzata.

Trattamenti consigliati

In caso di Flebite superficiale, al paziente può essere consigliato di effettuare le seguenti operazioni:

- Elevare la zona colpita per ridurre il gonfiore;

- Mantenere una compressione sulle zone circostanti l'area interessata per ridurre il dolore e diminuire il rischio di ulteriori danni;

- Applicare impacchi caldo-umidi per ridurre l'infiammazione e il dolore.

Il massaggio è invece considerato una controindicazione assoluta. Tutte le manipolazioni ed i massaggi delle zone interessate possono determinare una rottura del coagulo, che pertanto può entrare nel torrente circolatorio e determinare embolia di diversi organi. Gli obbiettivi della terapia sono i seguenti: risolvere i sintomi dolorosi locali; prevenire l’estensione della trombosi; prevenire la recidiva di trombosi; prevenire il tromboembolismo venoso che può complicare la storia naturale della malattia. Il trattamento d'elezione prevede il Bendaggio elastocompressivo associato al trattamento farmacologico. Tra i farmaci più utilizzati ci sono:

- Analgesici e Antinfiammatori, per ridurre il dolore e l'infiammazione;

- Anticoagulanti e Fibrinolitici, per sciogliere i coaguli e prevenire la formazione di trombi;

- Antibiotici solo se in concomitanza di un processo infettivo.

Per migliorare la circolazione venosa è inoltre possibile ricorrere a rimedi fitoterapici in grado di combattere l'infiammazione, favorire lo scorrimento del sangue all'interno dei vasi e ridurre la formazione dell'edema. Tra i principi attivi in grado di svolgere tale attività si ricordano i Flavonoidi quali, ad esempio, la Diosmina, l'Esperidina e la Troxerutina: tutti e tre principi attivi in grado di aumentare il tono vascolare, diminuire la permeabilità capillare ed esercitare interessanti effetti anti-infiammatori.

I Flavonoidi esercitano inoltre un’azione diretta sui globuli rossi riducendone la rigidità e l’aggregazione e favorendo quindi lo scorrimento del sangue all’interno dei vasi di piccolo calibro. Ai flavonoidi possono poi associarsi altri rimedi fitoterapici in grado di esercitare effetti benefici non solo a carico dei vasi sanguigni, ma su tutto il distretto vascolare (vaso, tessuto connettivo e derma) [1]. Ne sono un esempio gli Antocianosidi, pigmenti idrosolubili appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, presenti in numerosi frutti comuni (mirtillo, ribes, lampone ecc.).

Questi pigmenti, oltre a contrastare efficacemente la produzione di ROS, sono in grado di preservare la struttura dei vasi sanguigni sia attraverso la stimolazione della sintesi di importanti costituenti del tessuto connettivo dei vasi (i Glicosaminoglicani), sia attraverso l'inibizione dell’attività di determinati enzimi proteolitici (Collagenasi, Elastasi), che, se non bloccati, andrebbero a distruggere la struttura del vaso sanguigno, generando edema, infiammazione e quindi dolore [2]. Per contrastare l'edema conseguente ad un difficoltoso ritorno del sangue dalla periferia al cuore, è utile assumere prodotti a base di Escina.

L'Escina è una miscela di saponine estraibili dai semi, dalla corteccia e dalle foglie di Ippocastano. L’escina previene e riduce l’edema: l’effetto anti-edematoso è legato ad un aumento del tono venoso e arterioso e ad un rinforzo della parete capillare che permette di evitare l’infiltrazione di liquido nell’interstizio tissutale, prima causa di edema [3].

L'escina riduce inoltre l'adesione dei neutrofili alle pareti vasali, evitando così l'ipossia delle cellule endoteliali, uno dei principali eventi che danno avvio ai processi di infiammazione ed edema a livello vascolare. L'escina preserva infine l'integrità del vaso sanguigno, mediante l'inibizione di una serie di enzimi, che si attivano in corso di flogosi e che, se non bloccati, sono responsabili della distruzione della struttura del vaso, generando fenomeni vasculoematici responsabili della formazione dell’edema [3]. Infine, un altro rimedio fitoterapico molto utile nei casi di alterata funzionalità vascolare, è la Centella asiatica.

Questa pianta è ricca di Triterpeni, principi attivi dalla documentata attività eudermica, in grado cioè di stimolare efficacemente la sintesi di Collagene (di cui i vasi sanguigni sono ricchi). Questa prerogativa della Centella asiatica si rivela particolarmente utile nel migliorare l’impalcatura connettivale delle pareti vasali, dando così sostegno e rinforzo non solo ai vasi, ma a tutto il distretto circolatorio.

La pianta presenta infine interessantissime proprietà linfodrenanti (tant'è vero che viene impiegata con successo nel trattamento degli inestetismi della cellulite) e, grazie all'alto contenuto di flavonoidi, tannini e fitosteroli esercita una marcata azione vasotonica/fleboprotettiva [4].

  1. Vinayagam R, Xu B. Antidiabetic properties of dietary flavonoids: a cellular mechanism review. Nutr Metab (Lond). 2015 Dec 23;12:60.
  2. Ghosh D, Konishi T. Anthocyanins and anthocyanin-rich extracts: role in diabetes and eye function. Asia Pac J Clin Nutr. 2007;16(2):200-8.
  3. Aesculus hippocastanum (Horse chestnut). Monograph. Altern Med Rev. 2009 Sep;14(3):278-83.
  4. Incandela L, Belcaro G, Cesarone MR, De Sanctis MT, Nargi E, Patricelli P, Bucci M. Treatment of diabetic microangiopathy and edema with total triterpenic fraction of Centella asiatica: a prospective, placebo-controlled randomized study. Angiology. 2001 Oct;52 Suppl 2:S27-31.

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PRODOTTI CONSIGLIATI

L'insufficienza venosa è un disturbo patologico della circolazione, in cui le vene non veicolano le giuste quantità di sangue dalle estremità al cuore. L'insufficienza venosa costituisce una condizione patologica particolarmente diffusa nei Paesi Occidentali ed industrializzati, mentre nelle aree poco sviluppate, come i Paesi poveri di Africa ed Asia, il fenomeno si presenta in misura molto minore.

In genere, le donne sono molto più colpite rispetto agli uomini e l'incidenza del disturbo aumenta proporzionalmente all'età. In Italia, ad esempio, si stima che il 30% della popolazione femminile ed il 15% di quella maschile sia affetto da insufficienza venosa di entità variabile.

La diminuita capacità delle vene di far tornare il sangue al cuore può essere causata da una perdita di elasticità dei vasi o dal cattivo funzionamento delle valvole posizionate al loro interno, indispensabili per contrastare la forza di gravità che si oppone alla risalita del flusso sanguigno dal basso. Sono considerati fattori di rischio per insufficienza venosa il sovrappeso, l’età avanzata, la gravidanza, la familiarità, la ritenzione idrica, l’uso di contraccettivi ormonali, la stitichezza e lo svolgimento di una professione che fa stare molte ore in piedi e immobili.

Altre condizioni che ostacolano il fisiologico ritorno venoso al cuore, favorendo anche la formazione di trombi, sono l’immobilità a letto, l’ingessatura di una gamba e un’operazione chirurgica agli arti inferiori. Il segno più classico di IV è la comparsa di vasi bluastri e molli sotto la pelle, sopratutto delle gambe, dovuti al ristagno di sangue. I sintomi più comuni sono gonfiore (edema) ai piedi e alle caviglie, senso di pesantezza e calore alle gambe, formicolii, crampi, prurito e dolori, soprattutto di notte.

I disturbi tendono a peggiorare nel corso della giornata, quando si sta per parecchio tempo in piedi e nelle giornate calde. L’ingrossamento delle vene può interessare anche altre parti del corpo, per esempio il plesso anale, con la formazione di emorroidi. Se non adeguatamente trattata, l’insufficienza venosa, può determinare la rottura dei vasi più fragili con la comparsa di macchie bluastre sulla pelle più o meno espanse, vene varicose, emorroidi e flebiti. Nei casi più gravi possono formarsi trombosi venose profonde, molto pericolose.

Trattamenti consigliati:

Per migliorare la circolazione venosa ed evitare complicazioni è importante intervenire sui comportamenti e sullo stile di vita, per esempio camminando il più possibile e abolendo il fumo di sigaretta. Soprattutto le persone con predisposizione ereditaria all’insufficienza venosa e le donne in gravidanza dovrebbero indossare abitualmente calze elastiche a compressione graduale.

È utile dormire con le gambe sollevate di una decina di centimetri, fare una breve passeggiata durante i viaggi più lunghi in auto e in aereo, alzarsi spesso sulle punte dei piedi. Può dare sollievo anche avvolgere le gambe con bendaggi elastici (eseguiti da un esperto) per impedire alle vene di dilatarsi. L’impiego di farmaci vasoprotettori, naturali o sintetici, è utile per rinforzare l’elasticità dei vasi e ridurre il gonfiore alle gambe. Tra i principi attivi in grado di svolgere tale attività si ricordano i Flavonoidi quali, ad esempio, la Diosmina, l'Esperidina e la Troxerutina: tutti e tre principi attivi in grado di aumentare il tono vascolare, diminuire la permeabilità capillare ed esercitare interessanti effetti anti-infiammatori.

I Flavonoidi esercitano inoltre un’azione diretta sui globuli rossi riducendone la rigidità e l’aggregazione e favorendo quindi lo scorrimento del sangue all’interno dei vasi di piccolo calibro. Ai flavonoidi possono poi associarsi altri rimedi fitoterapici in grado di esercitare effetti benefici non solo a carico dei vasi sanguigni, ma su tutto il distretto vascolare (vaso, tessuto connettivo e derma) [1]. Ne sono un esempio gli Antocianosidi, pigmenti idrosolubili appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, presenti in numerosi frutti comuni (mirtillo, ribes, lampone ecc.).

Questi pigmenti, oltre a contrastare efficacemente la produzione di ROS, sono in grado di preservare la struttura dei vasi sanguigni sia attraverso la stimolazione della sintesi di importanti costituenti del tessuto connettivo dei vasi (i Glicosaminoglicani), sia attraverso l'inibizione dell’attività di determinati enzimi proteolitici (Collagenasi, Elastasi), che, se non bloccati, andrebbero a distruggere la struttura del vaso sanguigno, generando edema, infiammazione e quindi dolore [2]. Per contrastare l'edema conseguente ad un difficoltoso ritorno del sangue dalla periferia al cuore, è utile assumere prodotti a base di Escina.

L'Escina è una miscela di saponine estraibili dai semi, dalla corteccia e dalle foglie di Ippocastano. L’escina previene e riduce l’edema: l’effetto anti-edematoso è legato ad un aumento del tono venoso e arterioso e ad un rinforzo della parete capillare che permette di evitare l’infiltrazione di liquido nell’interstizio tissutale, prima causa di edema [3]. L'escina riduce inoltre l'adesione dei neutrofili alle pareti vasali, evitando così l'ipossia delle cellule endoteliali, uno dei principali eventi che danno avvio ai processi di infiammazione ed edema a livello vascolare.

L'escina preserva infine l'integrità del vaso sanguigno, mediante l'inibizione di una serie di enzimi, che si attivano in corso di flogosi e che, se non bloccati, sono responsabili della distruzione della struttura del vaso, generando fenomeni vasculoematici responsabili della formazione dell’edema [3]. Infine, un altro rimedio fitoterapico molto utile nei casi di alterata funzionalità vascolare, è la Centella asiatica.

Questa pianta è ricca di Triterpeni, principi attivi dalla documentata attività eudermica, in grado cioè distimolare efficacemente la sintesi di Collagene (di cui i vasi sanguigni sono ricchi). Questa prerogativa della Centella asiatica si rivela particolarmente utile nel migliorare l’impalcatura connettivale delle pareti vasali, dando così sostegno e rinforzo non solo ai vasi, ma a tutto il distretto circolatorio. La pianta presenta infine interessantissime proprietà linfodrenanti (tant'è vero che viene impiegata con successo nel trattamento degli inestetismi della cellulite) e, grazie all'alto contenuto di flavonoidi, tannini e fitosteroli esercita una marcata azione vasotonica/fleboprotettiva [4].

  1. Vinayagam R, Xu B. Antidiabetic properties of dietary flavonoids: a cellular mechanism review. Nutr Metab (Lond). 2015 Dec 23;12:60.
  2. Ghosh D, Konishi T. Anthocyanins and anthocyanin-rich extracts: role in diabetes and eye function. Asia Pac J Clin Nutr. 2007;16(2):200-8.
  3. Aesculus hippocastanum (Horse chestnut). Monograph. Altern Med Rev. 2009 Sep;14(3):278-83.
  4. Incandela L, Belcaro G, Cesarone MR, De Sanctis MT, Nargi E, Patricelli P, Bucci M. Treatment of diabetic microangiopathy and edema with total triterpenic fraction of Centella asiatica: a prospective, placebo-controlled randomized study. Angiology. 2001 Oct;52 Suppl 2:S27-31.

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Le emorroidi sono cuscinetti morbidi e molto vascolarizzati situati nella parte terminale del retto. Con la loro presenza contribuiscono al mantenimento della continenza fecale, gonfiandosi e sgonfiandosi a seconda della situazione. Solitamente non vengono minimamente avvertite dal soggetto ma in particolari condizioni possono gonfiarsi dando origine ai classici sintomi della malattia emorroidaria.

Il termine emorroidi viene quindi utilizzato impropriamente per descrivere una circostanza in cui le vene emorroidali si dilatano eccessivamente formando varici. Si stima che nei paesi industrializzati un’alta percentuale della popolazione al di sopra dei 50 anni soffra, o abbia sofferto, di sintomi legati alla patologia emorroidaria, anche se la reale incidenza è difficilmente documentabile.

L’età di presentazione più frequente è fra i 45 ed i 65 anni di età. Il rischio, negli uomini, cresce proporzionalmente fino all’età di 60 anni, quindi decresce. Nelle donne invece la patologia si presenta più frequentemente durante la gravidanza. La causa esatta delle emorroidi sintomatiche è sconosciuta. Si ritiene che vi siano un certo numero di fattori che possono favorirne la comparsa, tra cui: stili di vita sbagliati (mancanza di esercizio fisico, prolungata posizione seduta), fattori nutrizionali (obesità, dieta povera di fibre), alterazioni del ritmo intestinale (diarrea e stipsi), un aumento della pressione intra-addominale (gravidanza, sforzo prolungato, ascite), la predisposizione genetica, l'assenza di valvole all'interno delle vene emorroidarie e l'invecchiamento.

A seconda della loro ubicazione le emorroidi vengono divise in emorroidi interne ed emorroidi esterne; nel primo caso le emorroidi restano confinate all'interno del canale anale, non sono visibili ad occhio nudo e sono generalmente indolori. Durante la defecazione possono uscire all'esterno (prolassare) per poi rientrare spontaneamente. Le emorroidi esterne sono invece visibili ad occhio nudo, si sviluppano vicino all'ano, fuoriescono facilmente ed appaiono come protuberanze dure e dolenti. In relazione all'entità della patologia le emorroidi vengono classificate in quattro gradi di gravità:

- Emorroidi di I grado: restano confinate all'interno dell'ano e per questo sono visibili soltanto all'esame anoscopico. Il paziente si accorge della loro presenza per il sanguinamento, mentre il dolore è spesso assente - Emorroidi di II grado: normalmente restano confinate all'interno dell'ano e fuoriescono soltanto al momento della defecazione; rientrano spontaneamente, causando sanguinamento e fastidio - Emorroidi di III grado: prolassano all'esterno in maniera definitiva, tanto da necessitare di un intervento manuale per riposizionarsi all'interno del canale anale, generalmente sono dolorose - Emorroidi di IV grado: il prolasso e completo e le emorroidi si trovano perennemente all'esterno; non è possibile ricondurle all'interno con la semplice manovra manuale.

Tra i sintomi più comuni della patologia emorroidaria vi sono sanguinamento, prurito, prolasso, gonfiore e secrezione. Il sanguinamento, presente in circa l'80% dei casi, è senza dubbio il disturbo più frequente. Generalmente compare in una forma lieve che richiama l'attenzione del malato per la presenza di striature rosse nelle feci o per la fuoriuscita di qualche goccia di sangue negli istanti che seguono la defecazione. L'emorragia proveniente dal colon è caratterizzata da una colorazione rosso scura, mentre quella rettale e anale, tipica delle emorroidi, si distingue per un colore più intenso (rosso vivo).

La sensazione di fastidio e bruciore nella zona anale sono altri sintomi molto comuni in chi soffre di emorroidi. Non si tratta generalmente di un dolore molto intenso ma di un senso di pesantezza a livello ano-rettale, una sorta di disagio fastidioso. Il prolasso è un sintomo che si manifesta con la fuoriuscita delle emorroidi dal canale anale, ad esempio sotto sforzo (colpo di tosse), o durante la defecazione. Comuni sono infine il prurito e il soiling (piccole perdite mucose dall’ano con senso di ano umido).

Trattamenti consigliati:

Per prevenire le emorroidi è molto importante condurre una vita attiva, svolgendo attività fisica con regolarità ed evitando fumo ed alcolici. Sport come jogging, ballo, marcia o ginnastica dolce per la terza età migliorano le funzionalità corporee rinforzando al tempo stesso la regione pelvica. L'alimentazione ha un ruolo importantissimo sia nella prevenzione primaria, sia in quella secondaria (dopo la comparsa delle emorroidi). Una dieta equilibrata, ricca di acqua e fibre, aiuta infatti a regolarizzare le funzioni intestinali, allontanando uno dei principali fattori di rischio.

Un'accurata igiene personale, non solo previene le emorroidi ma anche altre malattie molto fastidiose, come le ragadi anali o le fistole. Anche la scelta della biancheria intima è molto importante poiché tessuti permeabili come il cotone "lasciano respirare la pelle" evitando il ristagno di calore ed umidità. La scelta del trattamento dipenderà dalla gravità, e quindi dal grado del prolasso, e dalla frequenza dei sintomi. I possibili interventi possono essere di tipo conservativo, farmacologico, ambulatoriale (non escissionale) e chirurgico:

Conservativo: è l’approccio più utilizzato quando ci si trova in presenza di sintomi minori che non incidono sulla qualità di vita del paziente. Questo tipo di approccio si basa essenzialmente sull'adozione di abitudini igieniche ed alimentari corrette. La dieta dovrebbe basarsi su pasti leggeri con abbondante assunzione di fibre (dai 20 ai 35 gr/die) ed acqua (1,5-2 L/die), la cui combinazione concorre a formare feci morbide e facilmente evacuabili. Quando i sintomi non rispondono alla terapia conservativa può essere praticata la terapia ambulatoriale.

Ambulatoriale: le misure ambulatoriali hanno l’obiettivo di decongestionare le emorroidi attraverso modalità meccaniche (Legatura elastica), chimiche (Scleroterapia) e termiche (Crioterapia e Laserterapia); le misure ambulatoriali sono indicate nel trattamento di 1° e 2° grado soprattutto se sanguinanti.

Chirurgico: vengono solitamente trattate chirurgicamente le emorroidi di III° e IV° grado e quelle di II° che non hanno risposto alla terapia non escissionale (modifica delle abitudini alimentari, terapia farmacologica, misure ambulatoriali). Gli interventi chirurgici più utilizzati sono: Emorroidectomia (Milligan & Morgan, Arnous, Ferguson, Parks), Emorroidectomia con laser CO2, Tecnica PPH o Metodo Longo, Dearterializzazione emorroidaria doppler guidata o Metodo THD.

L'obiettivo principale della terapia farmacologica è controllare la fase acuta (sanguinamento) in modo che la terapia definitiva possa essere programmata in un momento opportuno. I farmaci più utilizzati sono:

- Anestetici locali: utili per ridurre il dolore

- Costicosteroidi: indicati per velocizzare la guarigione dalle emorroidi e per dare sollievo da prurito e dolore

Il trattamento farmacologico è tuttavia per lo più di tipo sintomatico; inoltre molte delle preparazioni disponibili in commercio dopo un iniziale, breve, periodo di benessere perdono molto della loro efficacia, tanto da dover essere continuamente sostituite. In un simile contesto, optare per un piano terapeutico in grado di abbinare alla terapia farmacologica in acuto, una terapia di fondo basata sull’impiego di principi attivi naturali di comprovata efficacia terapeutica, rappresenta la scelta migliore nella gestione della patologia emorroidaria nel medio-lungo periodo. I rimedi fitoterapici possono essere utilizzati con successo nel trattamento delle emorroidi di I° e II° grado, oppure fungere da adiuvanti nelle fasi più avanzate della patologia, in associazione alle misure ambulatoriali e nel pre e post-intervento.

I Flavonoidi quali, ad esempio, la Diosmina, l'Esperidina e la Troxerutina agiscono sia a livello venoso, riducendo la distensibilità del vaso e la stasi sanguigna, sia a livello capillare, aumentando la resistenza e la permeabilità del microcircolo. Ciò rende il ricorso a questi principi attivi particolarmente utile ed interessante non solo nel trattamento in acuto, ma anche nel lungo termine, riducendo l'eventualità di possibili recidive.

I Flavonoidi esercitano inoltre un'interessante attività antinfiammatoria e esercitano un'azione diretta sui globuli rossi riducendone la rigidità e l’aggregazione e favorendo quindi lo scorrimento del sangue all’interno dei vasi di piccolo calibro. Un’ampia meta-analisi del 2012 sull’impiego dei flavonoidi nel trattamento della patologia emorroidaria ha dimostrato come la supplementazione a base di bioflavonoidi sortisca effetti benefici su: sanguinamento, prurito, secrezione e sul miglioramento generale dei sintomi.

I flavonoidi si sono inoltre dimostrati in grado di alleviare i sintomi della post-emorroidectomia. Ai flavonoidi possono poi associarsi altri rimedi fitoterapici in grado di esercitare effetti benefici non solo a carico dei vasi sanguigni, ma su tutto il distretto vascolare (vaso, tessuto connettivo e derma) [1].

Ne sono un esempio gli Antocianosidi, pigmenti idrosolubili appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, presenti in numerosi frutti comuni (mirtillo, ribes, lampone ecc.). Questi pigmenti, oltre a contrastare efficacemente la produzione di ROS, sono in grado di preservare la struttura dei vasi sanguigni sia attraverso la stimolazione della sintesi di importanti costituenti del tessuto connettivo dei vasi (i Glicosaminoglicani), sia attraverso l'inibizione dell’attività di determinati enzimi proteolitici (Collagenasi, Elastasi), che, se non bloccati, andrebbero a distruggere la struttura del vaso sanguigno, generando edema, infiammazione e quindi dolore [2]. Per contrastare efficacemente l'edema è utile invece assumere prodotti a base di Escina.

L'Escina è una miscela di saponine estraibili dai semi, dalla corteccia e dalle foglie di Ippocastano. L’escina previene e riduce l’edema: l’effetto anti-edematoso è legato ad un aumento del tono venoso e arterioso e ad un rinforzo della parete capillare che permette di evitare l’infiltrazione di liquido nell’interstizio tissutale, prima causa di edema [3].

L'escina riduce inoltre l'adesione dei neutrofili alle pareti vasali, evitando così l'ipossia delle cellule endoteliali, uno dei principali eventi che danno avvio ai processi di infiammazione ed edema a livello vascolare. L'escina preserva infine l'integrità del vaso sanguigno, mediante l'inibizione di una serie di enzimi, che si attivano in corso di flogosi e che, se non bloccati, sono responsabili della distruzione della struttura del vaso, generando fenomeni vasculoematici responsabili della formazione dell’edema [3].

Infine, un altro rimedio fitoterapico molto utile nei casi di alterata funzionalità vascolare, è la Centella asiatica. Questa pianta è ricca di Triterpeni, principi attivi dalla documentata attività eudermica, in grado cioè di stimolare efficacemente la sintesi di Collagene (di cui i vasi sanguigni sono ricchi).

Questa prerogativa della Centella asiatica si rivela particolarmente utile nel migliorare l’impalcatura connettivale delle pareti vasali, dando così sostegno e rinforzo non solo ai vasi, ma a tutto il distretto circolatorio. In particolare l’Acido asiatico (Asiaticoside) è il componente responsabile della stimolazione della sintesi di collagene. Quest'ultimo, grazie alla sua azione cicatrizzante, accelera la guarigione delle ferite e delle ulcere superficiali e mostra attività cheratinizzante in vitro.

Oltre a stimolare la sintesi di Collagena, l'Asicaticoside aumenta la resistenza alla trazione del derma di nuova formazione e inibisce il processo infiammatorio che può provocare ipertrofia delle cicatrici [4]. La pianta presenta infine interessantissime proprietà linfodrenanti (tant'è vero che viene impiegata con successo nel trattamento degli inestetismi della cellulite) e, grazie all'alto contenuto di flavonoidi, tannini e fitosteroli esercita una marcata azione vasotonica/fleboprotettiva [5].

  1. Vinayagam R, Xu B. Antidiabetic properties of dietary flavonoids: a cellular mechanism review. Nutr Metab (Lond). 2015 Dec 23;12:60.
  2. Ghosh D, Konishi T. Anthocyanins and anthocyanin-rich extracts: role in diabetes and eye function. Asia Pac J Clin Nutr. 2007;16(2):200-8.
  3. Aesculus hippocastanum (Horse chestnut). Monograph. Altern Med Rev. 2009 Sep;14(3):278-83.
  4. Bonte F, Dumas M, Chaudagne C, Meybeck A. Influence of asiatic acid, madecassic acid, and asiaticoside on human collagen I synthesis. Planta Med. 1994 Apr;60(2):133-5.
  5. Incandela L, Belcaro G, Cesarone MR, De Sanctis MT, Nargi E, Patricelli P, Bucci M. Treatment of diabetic microangiopathy and edema with total triterpenic fraction of Centella asiatica: a prospective, placebo-controlled randomized study. Angiology. 2001 Oct;52 Suppl 2:S27-31.

PRODOTTI CONSIGLIATI

L' Organizzazione Mondiale della Sanità definisce le vene varicose (o varici) come delle dilatazioni abnormi e sacculari delle vene, soprattutto degli arti inferiori, che spesso assumono un andamento tortuoso. Le sedi più frequentemente colpite sono rappresentate dalle vene superficiali degli arti inferiori. La reale causa della dilatazione delle vene degli arti inferiori non è ancora stata definita; esistono sostanzialmente due ipotesi per cui si ritengono responsabili, rispettivamente, le valvole e la struttura della parete venosa.

L'ipotesi di una degenerazione valvolare sembra essere tuttavia, ad oggi, difficilmente sostenibile in quanto si è visto che alcune vene degli arti inferiori possono subire una degenerazione varicosa anche quando si ha una buona continenza valvolare.

L'attenzione dei ricercatori si è rivolta quindi sulla struttura della parete della vena varicosa, nella quale sembra esservi una minor quantità di collagene ed elastina che nella parete venosa normale. La debolezza della parete vasale, congiuntamente al ristagno di sangue all'interno del vaso, sono quindi responsabili della dilatazione della parte venosa e quindi della formazione della varice. Nella maggior parte dei pazienti, i sintomi non si manifestano fino a che non intervengano stasi venosa ed edema evidenti. Riassumendo brevemente, i principali e più comuni sintomi dati dalle vene varicose consistono in:

- Sensazione di gambe pesanti;

- Dolore e/o insorgenza di crampi negli arti inferiori;

- Comparsa di vene ingrossate molto visibili;

- Aumento della temperatura nell'area in cui è presente la vena varicosa;

- Prurito alle gambe, in particolare, nell'area inferiore e in prossimità della caviglia;

- Comparsa di gonfiore nelle caviglie e/o nei piedi.

In altri casi il paziente può sviluppare una flebite superficiale o avere emorragie da rottura di varicosità, che, fortunatamente, sono sempre facilmente controllabili. Particolarmente le donne sono condizionate dal problema estetico connesso non solo alle gibbosità delle varici che protrudono vistosamente, ma anche alla semplice presenza di piccole varicosità (varici reticolari) e teleangectasie (capillari) che segnano in modo vistoso la cute.

Trattamenti consigliati:

Purtroppo, ad oggi, non esiste una vera e propria cura che sia in grado di risolvere definitivamente il problema delle vene varicose. Nonostante ciò, i trattamenti disponibili possono alleviare la maggior parte dei sintomi causati dalla malattia varicosa. Per affrontare il problema delle vene varicose sono disponibili diversi tipi di cure che si suddividono in:

1) Trattamenti conservativi: fra cui ritroviamo la terapia elastocompressiva e quella farmacologica

2) Trattamenti ablativi mini-invasivi, come la scleroterapia, o le procedure endovascolari con laser o radiofrequenza

3) Trattamenti invasivi che prevedono veri e propri interventi chirurgici sia conservativi che asportativi.

Questi trattamenti possono essere effettuati singolarmente, oppure in associazione. Ad ogni modo, in caso di vene varicose, la cura prevede l'integrazione di diversi approcci terapeutici, cui si associa l'adozione di particolari norme igieniche e comportamentali. Ad esempio, in chi soffre di questo tipo di disturbi, potrebbe essere molto utile:

- Evitare di restare in piedi o seduti per periodi di tempo troppo lunghi;

- Evitare di esporre direttamente le gambe a fonti di calore;

- Camminare almeno 20-30 minuti ogni giorno;

- Svolgere una regolare attività fisica;

- Dormire con gli arti inferiori sollevati rispetto al resto del corpo

La terapia farmacologica si basa sull'utilizzo di sostanze "flebotoniche" (cioè sostanze che aumentano il tono della parete venosa in modo da ridurne lo sfiancamento), antiedemigeni (che riducono l'edema), profibrinolitici (che impediscono la formazione dei trombi dovuti alla stasi del sangue) ed antiinfiammatori. Tuttavia, non esiste alcuna seria documentazione sul fatto che i farmaci siano in grado di intervenire sulle cause della comparsa di vene varicose.

Ciò nonostante, essi non sono del tutto inutili perché svolgono una valida azione sui sintomi, riducono il senso di pesantezza e l'edema. Attualmente, nel trattamento di questo tipo di disordini, stanno trovando largo impiego anche rimedi fitoterapici, dotati di attività flebotoniche ed antiedemigene pari a quelle dei farmaci di sintesi. Tra i principi attivi in grado di svolgere tale attività si ricordano i Flavonoidi quali, ad esempio, la Diosmina, l'Esperidina e la Troxerutina: tutti e tre principi attivi in grado di aumentare il tono vascolare, diminuire la permeabilità capillare ed esercitare interessanti effetti anti-infiammatori. I Flavonoidi esercitano inoltre un’azione diretta sui globuli rossi riducendone la rigidità e l’aggregazione e favorendo quindi lo scorrimento del sangue all’interno dei vasi di piccolo calibro.

Ai flavonoidi possono poi associarsi altri rimedi fitoterapici in grado di esercitare effetti benefici non solo a carico dei vasi sanguigni, ma su tutto il distretto vascolare (vaso, tessuto connettivo e derma) [1]. Ne sono un esempio gli Antocianosidi, pigmenti idrosolubili appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, presenti in numerosi frutti comuni (mirtillo, ribes, lampone ecc.). Questi pigmenti, oltre a contrastare efficacemente la produzione di ROS, sono in grado di preservare la struttura dei vasi sanguigni sia attraverso la stimolazione della sintesi di importanti costituenti del tessuto connettivo dei vasi (i Glicosaminoglicani), sia attraverso l'inibizione dell’attività di determinati enzimi proteolitici (Collagenasi, Elastasi), che, se non bloccati, andrebbero a distruggere la struttura del vaso sanguigno, generando edema, infiammazione e quindi dolore [2]. Per contrastare l'edema conseguente ad un difficoltoso ritorno del sangue dalla periferia al cuore, è utile assumere prodotti a base di Escina.

L'Escina è una miscela di saponine estraibili dai semi, dalla corteccia e dalle foglie di Ippocastano. L’escina previene e riduce l’edema: l’effetto anti-edematoso è legato ad un aumento del tono venoso e arterioso e ad un rinforzo della parete capillare che permette di evitare l’infiltrazione di liquido nell’interstizio tissutale, prima causa di edema [3]. L'escina riduce inoltre l'adesione dei neutrofili alle pareti vasali, evitando così l'ipossia delle cellule endoteliali, uno dei principali eventi che danno avvio ai processi di infiammazione ed edema a livello vascolare.

L'escina preserva infine l'integrità del vaso sanguigno, mediante l'inibizione di una serie di enzimi, che si attivano in corso di flogosi e che, se non bloccati, sono responsabili della distruzione della struttura del vaso, generando fenomeni vasculoematici responsabili della formazione dell’edema [3]. Infine, un altro rimedio fitoterapico molto utile nei casi di alterata funzionalità vascolare, è la Centella asiatica. Questa pianta è ricca di Triterpeni, principi attivi dalla documentata attività eudermica, in grado cioè di stimolare efficacemente la sintesi di Collagene (di cui i vasi sanguigni sono ricchi).

Questa prerogativa della Centella asiatica si rivela particolarmente utile nel migliorare l’impalcatura connettivale delle pareti vasali, dando così sostegno e rinforzo non solo ai vasi, ma a tutto il distretto circolatorio. La pianta presenta infine interessantissime proprietà linfodrenanti (tant'è vero che viene impiegata con successo nel trattamento degli inestetismi della cellulite) e, grazie all'alto contenuto di flavonoidi, tannini e fitosteroli esercita una marcata azione vasotonica/fleboprotettiva [4].

  1. Vinayagam R, Xu B. Antidiabetic properties of dietary flavonoids: a cellular mechanism review. Nutr Metab (Lond). 2015 Dec 23;12:60.
  2. Ghosh D, Konishi T. Anthocyanins and anthocyanin-rich extracts: role in diabetes and eye function. Asia Pac J Clin Nutr. 2007;16(2):200-8.
  3. Aesculus hippocastanum (Horse chestnut). Monograph. Altern Med Rev. 2009 Sep;14(3):278-83.
  4. Incandela L, Belcaro G, Cesarone MR, De Sanctis MT, Nargi E, Patricelli P, Bucci M. Treatment of diabetic microangiopathy and edema with total triterpenic fraction of Centella asiatica: a prospective, placebo-controlled randomized study. Angiology. 2001 Oct;52 Suppl 2:S27-31.

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