Cistite, integratori e antibiotici: nuove prospettive di trattamento

da | Giu 16, 2021 | Area Urologica, Urovex

La cistite è un’infiammazione della parete vescicale frequentemente provocata da un’infezione di natura batterica. Nell’80% dei casi, l’agente patogeno responsabile è Escherichia Coli uropatogeno (UPEC), un batterio normalmente presente nel nostro organismo. 

La cistite è una patologia che colpisce soprattutto le donne (rapporto donne/uomini 8:1); si stima infatti che, nel corso di un anno, fino al 50% delle italiane sperimenterà un episodio infettivo a carico delle vie urinarie. Trattandosi di infezioni per la maggior parte di natura batterica, la terapia d’elezione è rappresentata dagli Antibiotici. 

Il ricorso frequente alla terapia antibiotica, tra l’altro non sempre indicata, può associarsi allo sviluppo di antibiotico-resistenza. Il rischio in questi casi è quello d’incorrere in un fallimento terapeutico, con conseguente sviluppo di alti tassi di recidive (cistiti ricorrenti): si stima infatti che, nonostante la terapia antibiotica, la probabilità di sviluppare un secondo episodio infettivo entro l’anno è di circa il 30%.

Negli ultimi anni, i prodotti nutraceutici sono entrati in supporto della tradizionale terapia antibiotica con lo scopo di impostare una profilassi non antibiotica che consenta di:

  1. Ridurre il ricorso alla terapia antibiotica e quindi il rischio che possano svilupparsi fenomeni di Antibiotico-resistenza
  2. Ridurre la frequenza delle recidive e la suscettibilità individuale alle infezioni a carico delle vie urinarie.

Il D-mannosio e l’Hibiscus sabdariffa rappresentano principi attivi di lungo impiego nel trattamento delle infezioni alle vie urinarie. La peculiarità di questa associazione è legata al sinergismo d’azione che si instaura tra i due attivi, tale da garantire un’azione antibatterica ad ampio spettro.

Il D-mannosio, uno zucchero semplice che non viene metabolizzato dall’organismo, nel suo passaggio lungo il distretto urinario è in grado di attaccarsi agli uropatogeni che presentano sulla loro superficie Fimbrie mannosio-sensibili (Fimbrie H), impedendo così la loro adesione alla parete vescicale e favorendone l’eliminazione attraverso il flusso urinario.

Le Proantocianidine (PACs) dell’Hibiscus sono invece in grado di legarsi alle Fimbrie di tipo P, quelle mannosio-resistenti, saturando così tutti i siti di ancoraggio dei batteri alla parete vescicale. L’Hibiscus è inoltre in grado di acidificare il Ph dell’ambiente vescicale, rendendolo così più inospitale per la proliferazione dei patogeni, risultando efficace anche nei confronti del fungo Candida Albicans che insieme ad E.Coli è il responsabile ci circa il 95% delle infezioni a carico delle vie urinarie.

LACTOBACILLUS PLANTARUM SGL07: Normale costituente della flora batterica intestinale e urogenitale (microbiota). I batteri lattici del microbiota costituiscono la prima linea di difesa contro l’attecchimento dei patogeni, attraverso la produzione di sostanze ad azione antimicrobica, in grado di contenere la carica batterica patogena. Squilibri qualitativi e/o quantitativi a carico del microbiota vaginale e/o urogenitale, possono pertanto aumentare la suscettibilità dell’individuo a contrarre un’infezione a carico delle vie urinarie. Studi in vitro hanno dimostrato che, tra le specie probiotiche, il Lactobacillus plantarum è particolarmente efficace nell’impedire l’adesione dei batteri alle cellule della vescica, prevenendo così la formazione di biofilm batterici, non facilmente eradicabili con le terapie antibiotiche convenzionali. Inoltre, il L. Plantarum è in grado di sopravvivere all’ambiente acido gastrico, arrivando vivo e vitale nell’intestino e ai più comuni antibiotici utilizzati nel trattamento delle infezioni a carico delle vie urinarie.

BOSWELLIA SERRATA: Pianta arborea diffusa prevalentemente nel Sud-Est Asiatico e nel territorio indiano. Gli Acidi Cheto Boswellici (AKBA) contenuti in questa pianta, inibendo selettivamente l’enzima 5-Lipossigenasi, sono in grado di bloccare la sintesi dei Leucotrieni, importanti mediatori del processo infiammatorio. L’inibizione selettiva della Lipossigenasi, rende l’azione antinfiammatoria della Boswellia serrata particolarmente utile ai fini terapeutici, poiché non determina in nessun caso gastrolesività, consentendone l’impiego anche sul lungo periodo. Studi sull’uomo hanno dimostrato potenziali effetti benefici dell’estratto secco di Boswellia serrata nella riduzione di pruriti e bruciori associati all’infezione.

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