Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dall’aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. Responsabile di questo fenomeno è un difetto assoluto o relativo a carico dell’Insulina, l’ormone che regola appunto i livelli di glucosio ematico.

Il diabete può dipendere o da una ridotta disponibilità di insulina (la cui produzione non soddisfa le esigenze dell’organismo), o dalla scarsa sensibilità all’ormone da parte dei tessuti bersaglio o da una combinazione di entrambi questi fattori. La principale conseguenza, in tutti questi casi, è l’instaurarsi di una condizione di Iperglicemia (aumento delle concentrazioni ematiche di glucosio).

La diagnosi di diabete è certa con un valore di glicemia di 200 mg/dl, rilevato in qualunque momento della giornata o due ore dopo un carico di glucosio. Il rischio peggiore per i pazienti affetti da diabete mellito è la possibilità che la patologia possa degenerare nelle “complicanze”, spesso legate alla durata e al compenso metabolico.

Nello sviluppo delle complicanze interagiscono diversi fattori, alcuni non modificabili come quelli genetici, etnici o la durata della malattia, altri modificabili come fumo, ipertensione e obesità. Nello specifico, il diabete può determinare complicanze acute o croniche. Le complicanze acute sono più frequenti nel diabete tipo 1 e sono dovute alla carenza o all’assenza di insulina. Nel diabete tipo 2, invece, sono molto più frequenti le complicanze croniche che possono interessare diversi organi e tessuti come occhi, reni, cuore, vasi sanguigni e nervi periferici.

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