Il diabete è una malattia cronica caratterizzata dall’aumento della concentrazione di glucosio nel sangue. Responsabile di questo fenomeno è un difetto assoluto o relativo a carico dell’Insulina, l’ormone che regola appunto i livelli di glucosio ematico.

Il diabete può dipendere o da una ridotta disponibilità di insulina (la cui produzione non soddisfa le esigenze dell’organismo), o dalla scarsa sensibilità all’ormone da parte dei tessuti bersaglio o da una combinazione di entrambi questi fattori. La principale conseguenza, in tutti questi casi, è l’instaurarsi di una condizione di Iperglicemia (aumento delle concentrazioni ematiche di glucosio).

La diagnosi di diabete è certa con un valore di glicemia di 200 mg/dl, rilevato in qualunque momento della giornata o due ore dopo un carico di glucosio. Il rischio peggiore per i pazienti affetti da diabete mellito è la possibilità che la patologia possa degenerare nelle “complicanze”, spesso legate alla durata e al compenso metabolico.

Nello sviluppo delle complicanze interagiscono diversi fattori, alcuni non modificabili come quelli genetici, etnici o la durata della malattia, altri modificabili come fumo, ipertensione e obesità. Nello specifico, il diabete può determinare complicanze acute o croniche. Le complicanze acute sono più frequenti nel diabete tipo 1 e sono dovute alla carenza o all’assenza di insulina. Nel diabete tipo 2, invece, sono molto più frequenti le complicanze croniche che possono interessare diversi organi e tessuti come occhi, reni, cuore, vasi sanguigni e nervi periferici.

La neuropatia diabetica (NPD) è una tra le più comuni e frequenti complicanze della malattia diabetica, interessando oltre il 50% dei pazienti. La patologia si manifesta a carico dei nervi periferici e si presenta sotto forma di intorpidimento e formicolio agli arti, dolore di tipo crampiforme (soprattutto notturno), diminuita sensibilità e comparsa di ulcerazioni alla pianta dei piedi (il cosiddetto Piede diabetico).

La neuropatia diabetica è una malattia a genesi multifattoriale ma sicuramente la microangiopatia a carico dei vasa nervorum (le arterie di piccolo calibro che forniscono l'afflusso di sangue ai nervi periferici) e lo Stress ossidativo svolgono un ruolo patogenetico di primo piano, in quanto compromettono la capacità delle cellule nervose di sintetizzare la Mielina (la sostanza che riveste i nervi periferici e che consente la trasmissione degli impulsi nervosi) e alterano i livelli energetici intracellulari indispensabili per gli scambi ionici che sono alla base della conduzione dell’impulso nervoso [1,2].

L'alterata conduzione nervosa è quindi alla base dell'insorgenza della sintomatologia tipica della NDP. Dati tali presupposti, l'impiego di principi attivi ad attività antiossidante e neurotrofica rappresenta, ad oggi, una delle strategie terapeutiche maggiormente utilizzate per il trattamento della NPD.

Il trattamento farmacologico delle varie forme di neuropatia diabetica è a oggi un punto problematico: se infatti sono presenti alcuni farmaci sintomatici per combattere il dolore neuropatico, quali gli antidepressivi triciclici, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, gli inibitori della ricaptazione della serotonina e della noradrenalina, i modulatori dei canali per il calcio, i bloccanti i canali del sodio, la capsaicina topica, gli oppioidi o la lacosamide, tutti questi spesso non garantiscono un risultato soddisfacente e possono essere gravati da non pochi effetti collaterali.

La terapia prevede anche l’impiego di molecola ad azione antiossidante e neuroprottettrice, come l’Acido alfa-lipoico (ALA), che svolgono un’azione antiossidante, così da migliorare la velocità di conduzione nervosa e il flusso ematico endoneurale, riducendo quindi il dolore e le ipodisestesie.

Il coinvolgimento dei processi di ossidazione nell'insorgenza e nel peggioramento del dolore neuropatico è stato dimostrato in numerosi studi che hanno confermato come lo stress ossidativo sia un’importante determinante delle condizioni patologiche degenerative e dolorose dei nervi periferici. Alla luce di queste acquisizioni, il ruolo dell'ALA risiede nella sua spiccata attività antiossidante in grado di neutralizzare le reazioni ossidative e di ridurre la formazione di Specie Reattive dell'Ossigeno (ROS).

L’ALA e il suo metabolita ridotto, l'Acido diidrolipoico (DHLA), formano infatti una coppia redox in grado di complessare e neutralizzare un grande numero di Specie Reattive dell’Ossigeno (ROS). La sua efficienza nel neutralizzare i ROS è legata anche al fatto che, l'Acido alfa lipoico, è l'unico antiossidante endogeno attivo sia nella fase acquosa (citoplasmatica) che nella fase lipidica (propria delle membrane cellulari) [3].

L'ALA è inoltre in grado di rigenerare spontaneamente altri importanti antiossidanti endogeni come la Vitamina C, la Vitamina E, il Coenzima Q10 e il Glutatione. Grazie a questa sua caratteristica l'acido alfa lipoico protegge l'organismo sia dai radicali liberi intracellulari sia da quelli esterni alla cellula [4]. L’ALA quindi è in grado di proteggere i nervi dal danneggiamento in quanto:

1) Riduce la loro degenerazione limitando i danni provocati dai radicali liberi

2) Migliora la velocità della comunicazione nervosa ottimizzandone la funzionalità

3) Esercita un’azione normalizzante nei confronti della sensibilità nervosa riducendo sia il dolore che la torpidità sensoriale [5].

Trattamenti consigliati:

Numerosi studi hanno dimostrato l’efficacia del trattamento con ALA in pazienti con neuropatie periferiche, nei quali ha migliorato in maniera significativa la sintomatologia dolorosa [6-8]. Tra questi, uno studio osservazionale sull’impiego dell’ALA in pazienti diabetici già in trattamento con Gabapentin è di particolare interesse in quanto dimostra come il trattamento con ALA possa ridurre fino ad annullare nell’arco di 5 anni di trattamento la necessità di impiego di analgesici centrali, spesso gravati da importanti problemi di tollerabilità [9].

L’unione fa la forza e questo vale anche per l’ALA. Difatti, a livello della cellula nervosa (neurone), alcuni studi hanno documentato come l’Acido alfa-lipoico agisca in sinergia con altri antiossidanti e sostanze neutrofiche, accelerando la riparazione e la rigenerazione del nervo e migliorando così la velocità di conduzione nervosa. Ne è un esempio la Superossido dismutasi (SOD), un potentissimo agente antiradicalico, tra i più studiati, che agisce all’origine dello stress ossidativo e che ha dimostrato un’azione antinfiammatoria e neuroprotettiva sinergica con l’ALA [10].

La presenza contemporanea dell'Acido alfa lipoico (ALA) e della SOD garantisce pertanto una duplice azione nei meccanismi antiossidanti dell'organismo: la SOD previene la formazione dei radicali liberi e l'ALA favorisce la rimozione dei radicali già formatisi [11]. Per combattere il dolore associato alle neuropatie periferiche – e intervenire su cause e sintomi – i neurologi si affidano sempre più spesso al ruolo della N-Acetil-L-carnitina (NALC) alla luce dell’unicità del suo duplice meccanismo d’azione: Neurotrofico ed Antidolorifico.

Se da un lato infatti la NALC, interferendo in qualche modo sulla trasmissione del Glutammato (uno dei principali neurotrasmettitori coinvolti nelle vie del dolore), è in grado di agire sul dolore in maniera sintomatica, dall'altro, grazie alla sua capacità di aumentare l'espressione dei recettori del NGF (Nerve Growth Factor), una piccola proteina-segnale coinvolta nella crescita dei nervi, e di promuovere la sintesi di acidi grassi a livello delle membrane neuronali, promuove la rigenerazione della guaina mielinica, il rivestimento che avvolge le fibre nervose, migliorando significativamente la velocità di conduzione dell'impulso nervoso [12].

Infine, la NALC, soprattutto se associata alle Vitamine del Gruppo B, esercita un'azione positiva sul metabolismo cellulare consentendo una maggiore produzione ed utilizzazione di energia [13]. Tra le Vitamine del Gruppo B, la Vitamina B12 è l'unica per cui è nota la capacità di migliorare le funzioni cognitive e nervose, tant'è vero che, il Ministero della Salute e l’E.F.S.A. (European Food Safety Authority) attribuiscono alla Vitamina B12 una indicazione specifica: “Contribuisce al normale funzionamento del sistema nervoso” [14]. Concludendo è possibile certamente affermare che l’obiettivo principale nella cura di pazienti diabetici è la prevenzione delle complicanze o, nel caso fossero già presenti, l’arresto della loro progressione.

Nello stato di sofferenza nervosa periferica, identificabile come grave e frequente complicanza cronica del diabete, con un elevato costo socio-sanitario, è indispensabile il ricorso ad un approccio terapeutico integrato, basato sull'impiego di principi attivi di elevata evidenza scientifica e dotati di un alto profilo di tollerabilità e sicurezza.

  1. Figueroa-Romero C, Sadidi M, Feldman EL. Mechanisms of disease: the oxidative stress theory of diabetic neuropathy. Rev Endocr Metab Disord. 2008 Dec;9(4):301-14.
  2. Sandireddy R, Yerra VG, Areti A, Komirishetty P, Kumar A. Neuroinflammation and Oxidative Stress in Diabetic Neuropathy: Futuristic Strategies Based on These Targets. International Journal of Endocrinology Volume 2014, Article ID 674987, 10 pages.
  3. Amenta F, Traini E., Tomassoni D, And Mignini F. Pharmacokinetics of Different Formulations of Tioctic (Alpha-Lipoic) Acid in Healthy Volunteers. Clinical and Experimental Hypertension, 30:767–775, 2008.
  4. Changyuan Lu and Yanyun Liu. Interactions of lipoic acid radical cations with vitamins C and E analogue and hydroxycinnamic acid derivatives. Archives of Biochemistry and Biophysics 406 78–84, 2002.
  5. Gries F. A. et al. Alternative therapeutic principles in the prevention of microvascular and neuropathic complications. Diabetics Research and Clinical Practice, 28 Suppl.S201-S207, 1995.
  6. Papanas N, Ziegler D. Efficacy of α-lipoic acid in diabetic neuropathy. Expert Opin Pharmacother. 2014 Dec;15(18):2721-31.
  7. Agathos E1, Tentolouris A, Eleftheriadou I, Katsaouni P, Nemtzas I, Petrou A, Papanikolaou C, Tentolouris N. Effect of α-lipoic acid on symptoms and quality of life in patients with painful diabetic neuropathy. J Int Med Res. 2018 May;46(5):1779-1790.
  8. Ziegler D, Ametov A, Barinov A, Dyck PJ, Gurieva I, Low PA, Munzel U, Yakhno N, Raz I, Novosadova M, Maus J, Samigullin R. Oral treatment with alpha-lipoic acid improves symptomatic diabetic polyneuropathy: the SYDNEY 2 trial. Diabetes Care. 2006 Nov;29(11):2365-70.
  9. Ruessmann HJ; German Society of out patient diabetes centres AND (Arbeitsgemeinschaft niedergelassener diabetologisch tätiger Arzte e.V.). Switching from pathogenetic treatment with alpha-lipoic acid to gabapentin and other analgesics in painful diabetic neuropathy: a real-world study in outpatients. J Diabetes Complications. 2009 May-Jun;23(3):174-7.
  10. Extracellular Superoxide Dismutase in biology and medicine. Fattman C.L., Schaefer L.M., Oury T.D. Free Radic. Biol. Med. 2003; 35(3): 236-56.
  11. Bertolotto F, Massone A. Combination of alpha lipoic acid and superoxide dismutase leads to physiological and symptomatic improvements in diabetic neuropathy. Drugs R D. 2012 Mar 1;12(1):29-34.
  12. Sima AA, Calvani M, Mehra M, Amato A; Acetyl-L-Carnitine Study Group. Acetyl-L-carnitine improves pain, nerve regeneration, and vibratory perception in patients with chronic diabetic neuropathy: an analysis of two randomized placebo-controlled trials. Diabetes Care. 2005 Jan;28(1):89-94.
  13. Li S, Chen X, Li Q, Du J, Liu Z, Peng Y, Xu M, Li Q, Lei M, Wang C, Zheng S, Zhang X, Yu H, Shi J, Tao S, Feng P, Tian H. Effects of acetyl-L-carnitine and methylcobalamin for diabetic peripheral neuropathy: A multicenter, randomized, double-blind, controlled trial. J Diabetes Investig. 2016 Sep;7(5):777-85.
  14. Sun Y, Lai MS, Lu CJ. Effectiveness of vitamin B12 on diabetic neuropathy: systematic review of clinical controlled trials. Acta Neurol Taiwan. 2005 Jun;14(2):48-54.

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Nei soggetti diabetici l'iperglicemia cronica, l'aumentata formazione di Specie Reattive dell'ossigeno (ROS) e un costante stato pro-infiammatorio possono danneggiare i vasi sanguigni, portando, nel tempo, allo sviluppo di una Vasculopatia periferica, una patologia ostruttiva su base aterosclerotica che si manifesta con un incidenza del 30-50% della popolazione diabetica. [1].

Difatti, a causa dell’elevato tasso zuccherino, i vasi principali dell’organismo, possono ostruirsi in seguito alla formazione di placche aterosclerotiche; la riduzione dell'apporto di sangue ai distretti anatomici interessati causa quindi la sofferenza di tali distretti per la mancanza dell' ossigeno e dei nutrienti necessari.

Più la malattia avanza, più le pareti arteriose vanno incontro a progressivo irrigidimento e le cellule che le rivestono internamente (cellule endoteliali) si danneggiano, causando un'alterazione della funzionalità dell'endotelio vascolare. Il sintomo più caratteristico dell'arteriopatia periferica è la cosiddetta Claudicatio intermittens, una condizione di sofferenza agli arti inferiori, caratterizzata da crampi muscolari molto dolorosi (soprattutto nella zone del polpaccio e del piede), difficoltà di deambulazione e senso di debolezza, che compare (o peggiora) in coincidenza di uno sforzo fisico, mentre scompare (o tende a farsi meno intensa) con il riposo [2]. Altri sintomi sono:

- Intorpidimento e/o debolezza dell'arto colpito

- Cambiamento di colore dell'arto colpito

- L'arto colpito risulta più freddo

- La pelle dell'arto colpito risulta più lucida e possono manifestarsi ritardi nella crescita dei peli o delle unghie; nei casi più gravi sull'arto colpito si possono sviluppare piaghe e ulcerazioni (Vedi il caratteristico Piede diabetico)

- Disfunzione erettile negli uomini.

Tale situazione clinica, se non viene aggredita con delle terapie specifiche, può peggiorare velocemente fino a produrre uno stato di difficoltà totale alla deambulazione arrivando anche alla necessità dell’amputazione dell’arto colpito, rischio questo che nei soggetti diabetici è 7 volte superiore rispetto alla popolazione generale.

Questo accade perchè il diabete, oltre che causare danni a carico dei vasi sanguigni, col tempo, logora anche i nervi periferici, tant'è vero che una tra le più comuni complicanze del diabete è l'insorgenza di neuropatia diabetica. Il danno a carico dei nervi periferici compromette la capacità del soggetto di percepire il dolore e i cambiamenti termici, di conseguenza, il malato non si rende conto della presenza di eventuali lesioni che, progredendo, possono dare origine a pericolosissime ulcere, particolarmente sensibili allo sviluppo di infezioni da parte di agenti patogeni e che faticano a rimarginare a causa della cattiva circolazione a livello degli arti inferiori (arteriopatia).

Trattamenti consigliati:

Al momento attuale non sono presenti in letteratura dati relativi al trattamento medico della vasculopatia periferica nel diabetico in alternativa alla Rivascolarizzazione, ovvero la ricostituzione spontanea o artificiale dell'irrorazione arteriosa di un dato distretto anatomico.

È invece importante sottolineare il ruolo della prevenzione e della correzione dei fattori di rischio cardiovascolare (ipertensione, fumo, obesità, ipercolesterolemia, ecc..). Dopo il controllo dei fattori di rischio, gli specialisti consigliano anche l'adesione ad un programma di attività fisica da condurre per un minimo di 30-45 minuti, tre volte alla settimana, per un minimo di 12 settimane e una terapia farmacologica ad hoc, basata sull'impiego di Vasodilatatori ed Antiaggreganti [3].

In risposta alla sintomatologia venosa iniziale, anche i rimedi naturali possono costituire una valida arma per rinforzare le pareti venose e dei capillari, calmando l’infiammazione in corso. Spesso sono rimedi a base di estratti vegetali la cui efficacia è ampiamente documentata da una pluriennale letteratura ed esperienza clinica. Classico esempio è quello dei Flavonoidi quali la Diosmina, l'Esperidina e la Troxerutina: tutti e tre questi principi attivi sono in grado di aumentare il tono vascolare, diminuire la permeabilità capillare ed esercitare blandi effetti anti-infiammatori.

I Flavonoidi esercitano inoltre un’azione diretta sui globuli rossi riducendone la rigidità e l’aggregazione e favorendo quindi lo scorrimento del sangue all’interno dei vasi di piccolo calibro. Ai flavonoidi possono poi associarsi altri rimedi fitoterapici in grado di esercitare effetti benefici non solo a carico dei vasi sanguigni, ma su tutto il distretto vascolare (vaso, tessuto connettivo e derma) [4]. Ne sono un esempio gli Antocianosidi, pigmenti idrosolubili appartenenti alla famiglia dei flavonoidi, presenti in numerosi frutti comuni (mirtillo, ribes, lampone ecc.).

Questi pigmenti, oltre a contrastare efficacemente la produzione di ROS, sono in grado di preservare la struttura dei vasi sanguigni sia attraverso la stimolazione della sintesi di importanti costituenti del tessuto connettivo dei vasi (i Glicosaminoglicani), sia attraverso l'inibizione dell’attività di determinati enzimi proteolitici (Collagenasi, Elastasi), che, se non bloccati, andrebbero a distruggere la struttura del vaso sanguigno, generando edema, infiammazione e quindi dolore [5]. Per contrastare l'edema conseguente ad un difficoltoso ritorno del sangue dalla periferia al cuore, è utile assumere prodotti a base di Escina.

L'Escina è una miscela di saponine estraibili dai semi, dalla corteccia e dalle foglie di Ippocastano. L’escina previene e riduce l’edema: l’effetto anti-edematoso è legato ad un aumento del tono venoso e arterioso e ad un rinforzo della parete capillare che permette di evitare l’infiltrazione di liquido nell’interstizio tissutale, prima causa di edema [6].

L'escina riduce inoltre l'adesione dei neutrofili alle pareti vasali, evitando così l'ipossia delle cellule endoteliali, uno dei principali eventi che danno avvio ai processi di infiammazione ed edema a livello vascolare. L'escina preserva infine l'integrità del vaso sanguigno, mediante l'inibizione di una serie di enzimi, che si attivano in corso di flogosi e che, se non bloccati, sono responsabili della distruzione della struttura del vaso, generando fenomeni vasculoematici responsabili della formazione dell’edema [6]. Infine, un altro rimedio fitoterapico molto utile nei casi di alterata funzionalità vascolare, è la Centella asiatica.

Questa pianta è ricca di Triterpeni, principi attivi dalla documentata attività eudermica, in grado cioè distimolare efficacemente la sintesi di Collagene (di cui i vasi sanguigni sono ricchi). Questa prerogativa della Centella asiatica si rivela particolarmente utile nel migliorare l’impalcatura connettivale delle pareti vasali, dando così sostegno e rinforzo non solo ai vasi, ma a tutto il distretto circolatorio.

La pianta presenta infine interessantissime proprietà linfodrenanti (tant'è vero che viene impiegata con successo nel trattamento degli inestetismi della cellulite) e, grazie all'alto contenuto di flavonoidi, tannini e fitosteroli esercita una marcata azione vasotonica/fleboprotettiva [7].

  1. Thiruvoipati T, Kielhorn CE, Armstrong EJ. Peripheral artery disease in patients with diabetes: Epidemiology, mechanisms, and outcomes. World J Diabetes. 2015 Jul 10;6(7):961-9.
  2. Paneni F, Beckman JA, Creager MA, Cosentino F. Diabetes and vascular disease: pathophysiology, clinical consequences, and medical therapy: part I. Eur Heart J. 2013 Aug;34(31):2436-43.
  3. Documento consenso. Trattamento dell'Arteriopatia periferica nel diabete. Dicembre 2012.
  4. Vinayagam R, Xu B. Antidiabetic properties of dietary flavonoids: a cellular mechanism review. Nutr Metab (Lond). 2015 Dec 23;12:60.
  5. Ghosh D, Konishi T. Anthocyanins and anthocyanin-rich extracts: role in diabetes and eye function. Asia Pac J Clin Nutr. 2007;16(2):200-8.
  6. Aesculus hippocastanum (Horse chestnut). Monograph. Altern Med Rev. 2009 Sep;14(3):278-83.
  7. Incandela L, Belcaro G, Cesarone MR, De Sanctis MT, Nargi E, Patricelli P, Bucci M. Treatment of diabetic microangiopathy and edema with total triterpenic fraction of Centella asiatica: a prospective, placebo-controlled randomized study. Angiology. 2001 Oct;52 Suppl 2:S27-31.

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Quello tra diabete e disfunzione erettile è un binomio conosciuto ormai da tempo, confermato da numerosi studi epidemiologici. Sono infatti proprio i dati statistici a raccontarci che nel paziente diabetico il deficit erettile è tre volte più frequente rispetto alla popolazione di controllo sana. La prevalenza di tale disturbo nella popolazione diabetica varia dal 30% al 60% dei soggetti ed aumenta:

- con l'invecchiamento:

- in caso di scarso controllo glicemico

- all'aumentare della durata della malattia diabetica

- in caso di complicanze micro e macro-vascolari

- in caso di ipertensione arteriosa associata al diabete, ed assunzione di farmaci anti-ipertensivi

- in concomitanza di altri fattori di rischio quali fumo, abuso di alcol, obesità e vita sedentaria

Diabete e disfunzione erettile sono così strettamente correlati che i problemi di erezione rappresentano il sintomo d'esordio del diabete nel 12% dei pazienti di sesso maschile [1].

Per spiegare come mai il diabete sia così spesso associato a disfunzione erettile sono stati identificati vari elementi eziopatogenetici, che possono integrarsi a vicenda:

1) Alterazioni macro-vascolari: in presenza di diabete non adeguatamente controllato dalle terapie farmacologiche, il glucosio in eccesso si lega alla parete dei vasi sanguigni rendendoli meno elastici ed alterandone la funzionalità. Il processo aterosclerotico che ne consegue riduce la pervietà dei grossi vasi arteriosi limitando l'afflusso di sangue ai corpi cavernosi del pene, oppure può interessare direttamente le arterie peniene, rendendo difficile se non impossibile il raggiungimento dell'erezione [2].

2) Alterazioni micro-vascolari: l'iperglicemia cronica può determinare alterazioni anche a carico dei piccoli vasi sanguigni che trasportano sangue, ossigeno e nutrienti ai nervi, determinano un danno a carico degli stessi (Neuropatia diabetica). Tali alterazioni si traducono in una riduzione della capacità delle cellule endoteliali (le cellule che rivestono i vasi sanguigni) di produrre Ossido nitrico (NO), il mediatore fondamentale dell'erezione, causando così la disfunzione erettile [3].

3) Cause di natura psicogena: la consapevolezza che il diabete è una patologia cronica spesso associata a disfunzione erettile e ad altre complicanze, può scatenare nell'uomo ansia da prestazione. La paura del fallimento durante un rapporto sessuale è una comune causa di disfunzione erettile e contribuisce ad alimentare deficit erettivi di altra natura [4].

Trattamenti consigliati:

Il trattamento della disfunzione erettile, inizialmente limitato alle indicazioni chirurgiche (protesi, chirurgia vascolare) e alla somministrazione intracavernosa od intrauretrale di farmaci vasoattivi, ha avuto negli ultimi 20 anni uno sviluppo incredibile grazie alle più precise informazioni acquisite sui meccanismi sottesi a questa patologia e all'identificazione dell'Ossido nitrico come il più importante neurotrasmettitore periferico implicato nel favorire il complesso meccanismo che porta al raggiungimento dell'erezione.

A livello penieno infatti l'ossido nitrico induce vasodilatazione, aumentando il turgore dei corpi cavernosi e concorrendo in maniera determinante all'erezione del pene. In particolare, l'NO agisce attivando una piccola molecola che prende il nome di c-GMP che è quindi responsabile della vasodilatazione delle arterie peniene [5]. Una volta svolto il suo compito, il c-GMP viene degradato, e quindi inattivato, da altri enzimi chiamati Fosfodiesterasi (PDE). Va da sè quindi che, l'inibizione di questi enzimi, prolunga gli effetti del c-GMP, favorendo il raggiungimento e il mantenimento dell'erezione.

Sulla base di questi presupporti sono nati i farmaci ad oggi più utilizzati nel trattamento della disfunzione erettile: gli Inibitori della Fosfodieterasi-5 (PDE-5), quali il Sildenafil (Viagra), il Tadalafil (Cialis) e il Vardenafil (Levitra). Questi farmaci tuttavia non sono sempre in grado di risolvere tutte le varie e complesse problematiche erettive che si presentano [5] e difatti risultano inefficaci nel 30-40% degli uomini con diagnosi di disfunzione erettile. Ciò accade perchè, in questi soggetti, la produzione insufficiente di NO, preclude la formazione di quantità sufficienti di cGMP tali da garantire i benefici derivanti dall'assunzione di un inibitore della PDE-5 [6]. In questi pazienti risulta pertanto fondamentale, ai fini terapeutici, ripristinare il pool endogeno di NO.

Gli inibitori della PDE5 non sono inoltre esenti dal generare pericolosi effetti collaterali; gli eventi avversi si presentano in circa il 25% dei soggetti in trattamento e sono caratterizzati soprattutto da disturbi minori quali: mal di testa, dolori, contrazioni muscolari,ecc.. ma sono segnalati anche rarissimi eventi avversi di maggiore gravità come: convulsioni, neuriti ottiche ischemiche o perdita acuta dell'udito. Considerando poi che tra i diabetici sono comuni complicazioni a carico del cuore, del fegato e dei reni, che richiedono, tra l'altro, terapie specifiche con il rischio concreto di pericolose interazioni farmacologiche, i farmaci utilizzati per il trattamento della disfunzione erettile potrebbero risultare controindicati. L'ultima considerazione va ai costi non propriamente contenuti di tali terapie farmacologiche.

Un esempio di principio attivo naturale che, ad oggi, viene utilizzato con successo nel trattamento di questo tipo di problematica tanto da essere soprannominato il "Viagra dei poveri" è la L-Citrullina. Il razionale d'impiego dell'amminoacido L-citrullina nel trattamento della disfunzione erettile deriva dall'osservazione che l'integrazione di Citrullina determina un aumento significativo dei livelli plasmatici di Arginina, un amminoacido semiessenziale coinvolto nella sintesi di Ossido nitrico (NO).

Partendo da questo presupposto, i primi integratori proposti per il trattamento della disfunzione erettile contenevano principalmente l'amminoacido semiessenziale L-arginina ed i suoi sali. Tuttavia la somministrazione orale di Arginina si vide essere fortemente ostacolata dall'esteso metabolismo presistemico [7]: a livello epatico ed intestinale sono infatti presenti particolari enzimi noti come Arginasi che degradano l'amminoacido assunto per via orale, prima che lo stessa venga assorbito per poter essere convertito in NO ed esercitare così la sua azione biologica.

A differenza dell'arginina, l'amminoacido L-citrullina non è soggetto a queste forme di eliminazione sistemica e pre-sistemica, al punto che la sua somministrazione aumenta in modo dose-dipendente sia i livelli plasmatici di arginina che quelli di citrullina. A parità di dosaggio e via di somministrazione (orale), la citrullina garantirebbe un aumento dei livelli di arginina del sangue quasi doppi rispetto a quelli di una stessa dose di arginina [7].

Inoltre, a differenza dei farmaci inibitori della PDE-5, l'assunzione di Citrullina si è dimostrata del tutto sicura, efficace e accettata psicologicamente bene dai pazienti, ed è significativamente meno costosa rispetto alla terapia farmacologica. Infine, mentre nel tempo, l'integrazione con Citrullina può ripristinare il pool di NO dell'organismo, ripristinando la "normale" funzione sessuale, gli Inibitori della PDE-5 non hanno questa capacità.

In un recente studio clinico, 24 pazienti di età media affetti da disfunzione erettile lieve hanno assunto un placebo per un mese ed una dose quotidiana di 1.5 g di L-citrullina durante il mese successivo. L'intero gruppo ha concluso lo studio senza eventi avversi. Nel mese di trattamento con placebo si è registrato un miglioramento del punteggio di durezza dell'erezione da 3 (disfunzione erettile lieve) a 4 (funzione erettile normale) in due soli pazienti (8.3% del campione).

Durante il trattamento con L-citrullina, invece, il dato positivo si è registrato in 12 soggetti (50% del campione). Il numero medio di rapporti mensili è aumentato dal valore basale di 1.37 ± 0.93 ad 1.53 ± 1.00 al termine del trattamento con placebo (P = .57) e a 2.3 ± 1.37 alla fine del trattamento con Citrullina. Tutti i pazienti che riferivano un miglioramento del punteggio di durezza di erezione da 3 a 4 si sono dichiarati molto soddisfatti del trattamento ricevuto [8].

L'integrazione con L-citrullina in pazienti con DE rappresenta una valida alternativa terapeutica alla classica terapia farmacologica in quanto consente di:

- Evitare l'assunzione di farmaci che, come abbiamo visto, non sono esenti dal generare pericolosi effetti collaterali;

- Evitare la dipendenza psicologica all'utilizzo di farmaci proerettili tale per cui a un certo punto diventa pressoché impossibile avere rapporti sessuali senza prima aver ingerito "la pillola";

- Facilitare la gestione sociale del problema: assumere regolarmente integratori che incidono positivamente non solo sulla sfera sessuale in sè ma anche sulla salute in generale, è ben diverso dal custodire gelosamente le pillole per l’erezione o sincronizzarsi al decimo di secondo per ingerirle nel momento giusto.

  1. Thorve VS, Kshirsagar AD, Vyawahare NS, Joshi VS, Ingale KG, Mohite RJ. Diabetes-induced erectile dysfunction: epidemiology, pathophysiology and management. J Diabetes Complications. 2011 Mar-Apr;25(2):129-36.
  2. Maiorino MI, Bellastella G, Esposito K. Diabetes and sexual dysfunction: current perspectives. Diabetes Metab Syndr Obes. 2014; 7: 95–105.
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  4. Huri HZ, Mat Sanusi ND, Razack AH, Mark R. Association of psychological factors, patients' knowledge, and management among patients with erectile dysfunction. Patient Prefer Adherence. 2016 May 13;10:807-23.
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