L’endocrinologia è quella branca della medicina interna che studia il sistema endocrino con particolare attenzione verso le patologie delle ghiandole a secrezione interna, ossia quelle il cui prodotto viene direttamente immesso nel sangue. Tali prodotti prendono il nome di ormoni. L’endocrinologo, quindi, è il medico che si occupa della diagnosi e della cura degli squilibri e delle malattie ormonali.

Gli ormoni sono dei messaggeri chimici importantissimi, in quanto provvedono a regolare il metabolismo, la crescita, la riproduzione e lo sviluppo sessuale. Le ghiandole endocrine che secernono gli ormoni sono la Tiroide, le Paratiroidi, l’Ipofisi, il Pancreas, i Surreni, le Ovaie (nella donna) e i Testicoli (nell’uomo). Pertanto, si ci rivolge a un endocrinologo in caso di disturbi o disordini di una di queste ghiandole appena nominate. Per esempio, si rivolgono all’endocrinologo coloro che soffrono di:

– Diabete

– Problemi di tiroide (tiroiditi, gozzo, ipotiroidismo, ipertiroidismo ecc)

– Neoplasie maligne o benigne a carico di una delle ghiandole endocrine

– Infertilità (dovuta per esempio a ipogonadismo)

– Difetti di crescita (nanismo o gigantismo)

– Problemi legati alla menopausa

– Osteoporosi

– Dislipidemie

– Pubertà precoce

– Irsutismo

– Altre malattie metaboliche

L'ipertiroidismo è una sindrome clinica causata da eccessiva produzione di ormoni tiroidei. L'ipertiroidismo è più comune nelle donne che negli uomini e tende ad avere un andamento familiare. Le principali cause di ipertiroidismo sono, in ordine di frequenza: il gozzo diffuso tossico (Morbo di Graves/Basedow), il gozzo multinodulare tossico e il gozzo uninodulare tossico (Morbo di Plummer).

Da un punto di vista clinico, l'ipertiroidismo si manifesta con perdita improvvisa di peso, aumento dell'appetito, tachicardia, aritmia o palpitazioni, ansia, nervosismo e irritabilità, tremori e sudorazione intensa, irregolarità mestruali, intolleranza al caldo, disturbi intestinali, stanchezza e debolezza muscolare, disturbi del sonno, assottigliamento della pelle e capelli fragili. Nel caso del morbo di Graves l'ipertiroidismo può associarsi a una complicanza oculare detta Oftalmopatia di Graves, il cui segno tipico è la comparsa di occhi sporgenti (Esoftalmo).

La diagnosi di ipertiroidismo avviene tramite il dosaggio ematico del TSH e degli ormoni fT3 ed fT4: un incremento dei livelli ematici di fT3 ed fT4, associato ad un abbassamento TSH è specifico di una condizione di ipertiroidismo conclamato.

Trattamenti consigliati:

Le modalità di cura principali e generalmente accettate per la cura dell'ipertiroidismo nell'uomo sono tre:

1) Terapia Farmacologica

2) Terapia radiometabolica col Iodio131

3) Chirurgia della tiroide.

La terapia farmacologica si basa sull'impiego di farmaci tireostatici, ovvero farmaci in grado di inibire la produzione degli ormoni da parte della tiroide. Gli antitiroidei hanno tuttavia un’azione lenta e non portano quasi mai ad una remissione permanente. Per queste ragioni spesso si ricorre alla Terapia radiometabolica con lo iodio radioattivo.

La terapia radiometabolica dell'ipertiroidismo viene effettuata mediante la somministrazione al paziente per via orale del radioiodio (nello specifico, l'isotopo 131 dello iodio) che, avendo una captazione molto selettiva a livello tiroideo consente di distruggere questa ghiandola mediante un'irradiazione selettiva della stessa che risparmia i restanti tessuti dell'organismo, raggiungendo gli stessi obiettivi di un intervento chirurgico nella stessa sede: spesso il trattamento esita in ipotiroidismo. Infine, la terza scelta terapeutica è rappresentata dalla terapia chirurgica; la chirurgia (per rimuovere l'intera tiroide o una parte di essa) non viene usata estensivamente perché la maggior parte delle forme comuni dell'ipertiroidismo sono curate abbastanza efficacemente con i farmaci o con il metodo dello iodio radioattivo. Comunque, pazienti che non possono tollerare i medicinali per una ragione o per un'altra, o che rifiutano lo iodio radioattivo, optano per un intervento chirurgico.

La procedura è relativamente sicura, e prevede generalmente una degenza di 2-3 giorni. Rischi correlati all'intervento sono, oltre ai classici rischi dovuti all'anestesia, quelli specifici, ossia ipocalcemia (per resezione delle paratiroidi) e lesione dei nervi ricorrenti (con compromissione della voce e/o alterazioni del senso del gusto). Recentemente, nei soggetti affetti da Morbo di Graves/Basedow, è stata osservata una correlazione tra aumento dell'incidenza di gozzo e Oftalmopatia e bassi livelli ematici di Selenio [1,2]. Il Selenio (Se) è un oligoelemento la cui presenza è fondamentale per garantire il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea.

La tiroide ha la più alta concentrazione per grammo di questo elemento, rispetto a qualsiasi altro tessuto o organo dell’organismo. In particolare, a livello tiroideo, il Selenio agisce da cofattore per una classe molto importante di enzimi che prendono il nome di Selenoproteine (SPs) [3]. Ad oggi, sono state individuate più di 30 SPs, ma quelle più importanti possono essere ridotte a tre:

1) Glutatione-perossidasi: rappresenta il più importante enzima ad azione antiossidante presente all'interno del nostro organismo. A livello tiroideo, quest'enzima è responsabile dell'inattivazione del perossido di idrogeno (H202), prodotto come cofattore nel processo di sintesi degli ormoni tiroidei, ed è inoltre coinvolto nella sintesi della Tireoglobulina (TG) e degli stessi ormoni tiroidei (T4, T3).

2) Iodiotironina deiodinasi o 5-Desiodasi (D1, D2,D3): enzimi responsabili della conversione del T4 (ormone tiroideo inattivo) nel T3 (ormone tiroideo attivo).

3) Tioredoxina reduttasi: anch'esso coinvolto nella protezione della ghiandola tiroidea dall'azione nociva dei radicali liberi.

A livello tiroideo il Selenio svolge quindi un duplice ruolo: in primo luogo, entrando nella costituzione della Glutatione perossidasi e della Tioredoxina reduttasi, è implicato nella protezione della ghiandola tiroidea dal danno ossidativo indotto dai radicali liberi, e dalla progressiva fibrosi ghiandolare che ne conseguirebbe, preservando di fatto l'integrità della tiroide (Beneficio strutturale) [4].

In secondo luogo, il Selenio, agendo da cofattore per le Desiodasi, risulta coinvolto nei meccanismi di conversione del T4 nel T3 (Beneficio funzionale) [5]. Il ruolo del selenio nel mantenimento dell'omeostasi tiroidea è così cruciale che una carenza di Selenio, potrebbe causare lo sviluppo di una Tiroidite autoimmune in soggetti predisposti [6]. A conferma di ciò, diversi studi hanno dimostrato che, in regioni con una lieve deficienza endemica di Selenio, esiste una correlazione inversa tra i livelli plasmatici di Selenio e l'incidenza di Tiroiditi autoimmuni (Tiroidite di Hashimoto e Morbo di Graves/Basedow).

Ciò è probabilmente legato ad un'intensificazione del processo infiammatorio tiroideo, conseguente alla riduzione degli enzimi antiossidanti Selenio-dipendenti, e alla mancanza dell'effetto immunomodulatore esercitato dal Selenio [7]. Sulla base di questi presupposti diversi studi hanno oramai confermato che l'aggiunta di Selenio, ai trattamenti standard per il Morbo di Graves (Tireostatici e Terapia radiometabolica con I131), conduce ad un più rapido controllo delle manifestazioni cliniche e a una più rapida normalizzazione della funzione tiroidea [8,9].

Un deficit di selenio potrebbe inoltre rappresentare un fattore di rischio indipendente per lo sviluppo di Oftalmopatia in pazienti affetti da Morbo di Graves [2]. L'oftalmopatia di Graves rappresenta la manifestazione clinica più comune del Morbo di Graves, manifestandosi in più del 60% dei casi. L'integrazione di Selenio in questi soggetti è pertanto consigliata, tant'è vero che le recenti linee guida dell'EUGOGO ((European. Group of Graves Orbitopathy) raccomandano l'integrazione di Selenio in corso di oftalmopatia basewodiana di grado lieve-moderato [10]. Infine, nei pazienti che seguono la Terapia radiometabolica con lo iodio radioattivo, l'integrazione di selenio potrebbe ridurre il danno a carico delle ghiandole salivari, mitigando al contempo anche le alterazioni a carico del senso del gusto, tipiche di queste casistiche [11].

  1. Rasmussen LB, Schomburg L, Köhrle J, Pedersen IB, Hollenbach B, Hög A, Ovesen L, Perrild H, Laurberg P. Selenium status, thyroid volume, and multiple nodule formation in an area with mild iodine deficiency. Eur J Endocrinol. 2011 Apr;164(4):585-90.
  2. Khong JJ, Goldstein RF, Sanders KM, Schneider H, Pope J, Burdon KP, Craig JE, Ebeling PR. Serum selenium status in Graves' disease with and without orbitopathy: a case-control study. Clin Endocrinol (Oxf). 2014 Jun;80(6):905-10.
  3. Schomburg L. Selenium, selenoproteins and the thyroid gland: interactions in health and disease. Nat Rev Endocrinol. 2011 Oct 18;8(3):160-71.
  4. Tinggi U. Selenium: its role as antioxidant in human health. Environ Health Prev Med. 2008 Mar; 13(2): 102–108.
  5. Lin SL, Wang CW, Tan SR, Liang Y, Yao HD, Zhang ZW, Xu SW. Selenium deficiency inhibits the conversion of thyroidal thyroxine (T4) to triiodothyronine (T3) in chicken thyroids. Biol Trace Elem Res. 2014 Dec;161(3):263-71.
  6. Wu HY, Xia YM, Chen XS. Selenium deficiency and thyroid hormone metabolism and function. Sheng Li Ke Xue Jin Zhan. 1995 Jan;26(1):12-6.
  7. Negro R. Selenium and thyroid autoimmunity. Biologics. 2008 Jun; 2(2): 265–273.
  8. Vrca VB, Skreb F, Cepelak I, Romic Z, Mayer L. Supplementation with antioxidants in the treatment of Graves’ disease; the effect on glutathione peroxidase activity and concentration of selenium. Clin Chim Acta. 2004 Mar;341(1-2):55-63.
  9. Wang L, Wang B, Chen SR, Hou X, Wang XF, Zhao SH, Song JQ, Wang YG. Effect of Selenium Supplementation on Recurrent Hyperthyroidism Caused by Graves' Disease: A Prospective Pilot Study. Horm Metab Res. 2016 Sep;48(9):559-64.
  10. Bartalena L, Baldeschi L, Boboridis K, Eckstein A, Kahaly GJ, Marcocci C, Perros P, Salvi M, Wiersinga WM; European Group on Graves' Orbitopathy (EUGOGO). The 2016 European Thyroid Association/European Group on Graves' Orbitopathy Guidelines for the Management of Graves' Orbitopathy. Eur Thyroid J. 2016 Mar;5(1):9-26.
  11. Son H, Lee SM, Yoon RG, Lee H, Lee I, Kim S, Chung WY, Lee JW. Effect of Selenium supplementation for protection of salivary glands from iodine-131 radiation damage in patients with differentiated thyroid cancer. Hell J Nucl Med. 2017 Jan-Apr;20(1):62-70.

PRODOTTI CONSIGLIATI

L'ipotiroidismo è lo stato morboso che rispecchia l'incapacità della tiroide di sintetizzare una quantità sufficiente di ormoni tiroidei (T3 e T4) e che comporta una riduzione generalizzata di tutti i processi metabolici dell'organismo. La tiroidite di Hashimoto rappresenta la causa più comune di ipotiroidismo, ma tra le altre possibili cause ricordiamo:

- la presenza di noduli tiroidei;

- insufficiente apporto di Iodio

- altre forme di tiroidite;

- rimozione chirurgica di una parte o di tutta la tiroide;

- radioterapia della tiroide

- assunzione di alcuni farmaci (Amiodarone, Litio, Interferone alfa e Interleuchina-2)

I sintomi tipici dell’ipotiroidismo possono variare da persona a persona e comprendere:

- Stanchezza e sonno eccessivo

- Eccessiva sensibilità al freddo

- Costipazione

- Secchezza e pallore della pelle

- Gonfiore al volto e alle palpebre

- Voce rauca

- Debolezza e crampi muscolari

- Elevati livelli di colesterolo nel sangue

- Periodi mestruali irregolari o più abbondanti del solito

- Capelli assottigliati e fragili

- Depressione

- Problemi di memoria, eloquio lento

- Rallentamento della frequenza cardiaca

- Mixedema (accumulo di liquidi sottocutaneo)

Il mixedema è maggiormente riscontrabile nelle forme più avanzate di ipotiroidismo: è particolarmente evidente nella cute, nei muscoli e a livello cardiaco, contribuendo al gonfiore cutaneo e alla riduzione della performance muscolare e cardiaca.

Nei casi estremi, il coma mixedematoso (perdita delle funzioni cerebrali) costituisce la complicanza ultima dell'ipotiroidismo severo non trattato. L’ipotiroidismo può essere classificato in maniera diversa a seconda del criterio che si prende in considerazione. Facendo riferimento alla causa della ridotta funzione tiroidea, l’ipotiroidismo può essere classificato in:

1) Ipotiroidismo primitivo (95% dei casi): dovuto ad un’inadeguata funzione della tiroide stessa

2) Ipotiroidismo centrale o secondario (5% dei casi): provocato da una ridotta stimolazione della tiroide da parte del TSH secreto dall’ipofisi.

Inoltre l'ipotiroidismo è detto Subclinico o latente quando i valori degli ormoni tiroidei T3e T4 sono nella norma, ma il TSH è aumentato, mentre è detto conclamato quando, ad un aumento del TSH, si associano anche valori ridotti di T3 e T4. Si parla infine di Ipotiroidismo congenito quando la disfunzione ghiandolare è presente già dalla nascita a causa di una malformazione a carico della tiroide.

Trattamenti consigliati:

La terapia dell’ipotiroidismo ha l’obiettivo di ripristinare lo stato di eutiroidismo. Questo si ottiene con la somministrazione di Levotiroxina sodica, l’ormone tiroideo di sintesi. La somministrazione di L-T4 è difatti sufficiente perché questa venga convertita in T3, l'ormone tiroideo attivo. Il trattamento sostitutivo con LT4 è obbligatorio quando:

1) viene riscontrato ipotiroidismo franco;

2) in caso di ipotiroidismo subclinico con TSH > 10 U/l ;

3) nelle donne che stanno per iniziare un gravidanza o nei bambini.

Il trattamento sostitutivo con LT4 è consigliato, invece, in soggetti con TSH di 4-10 U/l se hanno gozzo o disturbi clinici riferibili all’ipotiroidismo (astenia, obesità, dislipidemia), perchè è dimostrato il miglioramento di diversi parametri clinici (performance mentale, contrattilità cardiaca, assetto lipidico) in corso di terapia con LT4. Il trattamento deve mirare a riportare il TSH a valori compresi fra 1 e 2 U/l.

Il primo controllo va effettuato dopo 1 mese dall’ inizio della terapia; una volta raggiunto il compenso terapeutico è sufficiente monitorare FT3, FT4 e TSH ogni 6-12 mesi. Quando la terapia sostitutiva con Levotiroixina non è consigliata, per sostenere la funzionalità tiroidea, è buona norma assumere integratori a base di Selenio. Il Selenio (Se) è un oligoelemento la cui presenza è fondamentale per garantire il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea.

La tiroide ha la più alta concentrazione per grammo di questo elemento, rispetto a qualsiasi altro tessuto o organo dell’organismo. In particolare, a livello tiroideo, il Selenio agisce da cofattore per una classe molto importante di enzimi che prendono il nome di Selenoproteine (SPs) [1].Ad oggi, sono state individuate più di 30 SPs, ma quelle più importanti possono essere ridotte a tre:

1) Glutatione-perossidasi: rappresenta il più importante enzima ad azione antiossidante presente all'interno del nostro organismo. A livello tiroideo, quest'enzima è responsabile dell'inattivazione del perossido di idrogeno (H202), prodotto come cofattore nel processo di sintesi degli ormoni tiroidei, ed è inoltre coinvolto nella sintesi della Tireoglobulina (TG) e degli stessi ormoni tiroidei (T4, T3).

2) Iodiotironina deiodinasi o 5-Desiodasi (D1, D2,D3): enzimi responsabili della conversione del T4 (ormone tiroideo inattivo) nel T3 (ormone tiroideo attivo).

3) Tioredoxina reduttasi: anch'esso coinvolto nella protezione della ghiandola tiroidea dall'azione nociva dei radicali liberi.

A livello tiroideo il Selenio svolge quindi un duplice ruolo: in primo luogo, entrando nella costituzione della Glutatione perossidasi e della Tioredoxina reduttasi, è implicato nella protezione della ghiandola tiroidea dal danno ossidativo indotto dai radicali liberi, e dalla progressiva fibrosi ghiandolare che ne conseguirebbe, preservando di fatto l'integrità della tiroide (Beneficio strutturale) [2].

In secondo luogo, il Selenio, agendo da cofattore per le Desiodasi, risulta coinvolto nei meccanismi di conversione del T4 nel T3, incrementando il successo terapeutico del trattamento ormonale sostitutivo (Beneficio funzionale) [3]. Nello specifico, soggetti affetti da Ipotiroidismo conclamato possono beneficiare di un'integrazione a base di Selenio in quanto quest'ultima può incrementare il successo terapeutico del trattamento con Levotiroxina sodica (Eutirox).

A volte può infatti accadere che, un soggetto affetto da ipotiroidismo e in terapia con LT4, non benefici degli effetti derivanti dal trattamento farmacologico. Il motivo di tale insuccesso terapeutico è legato al fatto che magari, il soggetto (non sapendolo) è Selenio-deficiente. La carenza di Selenio causa una riduzione nell'attività enzimatica delle Desiodasi, e quindi un'insufficiente conversione del T4 nel T3. Pertanto il soggetto in questione presenterà alti livelli ematici di T4 (ormone tiroideo attivo), ma livelli plasmatici insufficienti di T3 (ormone tiroideo attivo), non riscontrando alcun beneficio terapeutico. Inoltre una corretta integrazione di Selenio è in grado di determinare un ripristino del quadro eutiroideo, già dopo 4 mesi di trattamento, in soggetti affetti da lievi ipotiroidismo subclinico conseguente a Tiroidite di Hashimoto [4].

  1. Schomburg L. Selenium, selenoproteins and the thyroid gland: interactions in health and disease. Nat Rev Endocrinol. 2011 Oct 18;8(3):160-71.
  2. Tinggi U. Selenium: its role as antioxidant in human health. Environ Health Prev Med. 2008 Mar; 13(2): 102–108.
  3. Lin SL, Wang CW, Tan SR, Liang Y, Yao HD, Zhang ZW, Xu SW. Selenium deficiency inhibits the conversion of thyroidal thyroxine (T4) to triiodothyronine (T3) in chicken thyroids. Biol Trace Elem Res. 2014 Dec;161(3):263-71.
  4. Pirola I, Gandossi E , Agosti B , Delbarba A, Cappelli C. Selenium Supplementation Could Restore Euthyroidism in Subclinical Hypothyroid Patients With Autoimmune Thyroiditis. Endokrynol Pol. 2016;67(6):567-571.

PRODOTTI CONSIGLIATI

La tiroidectomia è l'intervento chirurgico praticato per rimuovere tutta o solo una parte della tiroide.

I motivi che rendono necessaria l'asportazione di quest'organo possono essere diversi:

- Carcinoma alla tiroide: in questo caso lo scopo dell'intervento è quello di eliminare la massa tumorale e qualsiasi parte della tiroide intaccata dalle cellule maligne.

- Presenza di un nodulo tiroideo: un nodulo può richiedere un intervento di tiroidectomia (con la rimozione della zona di tiroide interessata), quando provoca ipertiroidismo o comprime gli organi vicini (trachea ed esofago) determinando fatica a respirare (dispnea) o a deglutire (disfagia).

- Ipertiroidismo severo

- Gozzo

La tiroidectomia è una procedura abbastanza semplice e sicura. Tuttavia, trattandosi pur sempre di un intervento chirurgico, non è completamente esente da rischi e complicazioni.

I potenziali pericoli sono rappresentati da:

- Emorragia

- Sviluppo di un infezione batterica a livello della zona operata.

- Ostruzione delle vie aeree, dovuta a un'emorragia prolungata.

- Cambiamento permanente del tono della voce, dovuto a un danno del nervo ricorrente (o nervo laringeo) che controlla la fonazione. La voce può diventare rauca o più debole del normale

- Danni di entità variabile a una o più ghiandole paratiroidee, situate esattamente dietro alla tiroide (Ipocalciemia)

- Complicazioni dovute all'anestesia generale

- Ipotiroidismo

Senza la tiroide non si può vivere; quindi, dopo un intervento di tiroidectomia totale, occorre pianificare un'adeguata terapia sostitutiva a base di ormoni tiroidei sintetici (Levotiroxina sodica). Dopo un intervento di tiroidectomia è buona norma assumere integratori a base di Selenio. Il Selenio (Se) è un oligoelemento la cui presenza è fondamentale per garantire il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea.

La tiroide ha la più alta concentrazione per grammo di questo elemento, rispetto a qualsiasi altro tessuto o organo dell’organismo. In particolare, a livello tiroideo, il Selenio agisce da cofattore per una classe molto importante di enzimi che prendono il nome di Selenoproteine (SPs) [1].Ad oggi, sono state individuate più di 30 SPs, ma quelle più importanti possono essere ridotte a tre:

1) Glutatione-perossidasi: rappresenta il più importante enzima ad azione antiossidante presente all'interno del nostro organismo. A livello tiroideo, quest'enzima è responsabile dell'inattivazione del perossido di idrogeno (H202), prodotto come cofattore nel processo di sintesi degli ormoni tiroidei, ed è inoltre coinvolto nella sintesi della Tireoglobulina (TG) e degli stessi ormoni tiroidei (T4, T3).

2) Iodiotironina deiodinasi o 5-Desiodasi (D1, D2,D3): enzimi responsabili della conversione del T4 (ormone tiroideo inattivo) nel T3 (ormone tiroideo attivo).

3) Tioredoxina reduttasi: anch'esso coinvolto nella protezione della ghiandola tiroidea dall'azione nociva dei radicali liberi.

A livello tiroideo il Selenio svolge quindi un duplice ruolo: in primo luogo, entrando nella costituzione della Glutatione perossidasi e della Tioredoxina reduttasi, è implicato nella protezione della ghiandola tiroidea dal danno ossidativo indotto dai radicali liberi, e dalla progressiva fibrosi ghiandolare che ne conseguirebbe, preservando di fatto l'integrità della tiroide (Beneficio strutturale) [2].

In secondo luogo, il Selenio, agendo da cofattore per le Desiodasi, risulta coinvolto nei meccanismi di conversione del T4 nel T3, incrementando il successo terapeutico del trattamento ormonale sostitutivo (Beneficio funzionale) [3].

Nei pazienti tiroidectomizzati l'integrazione di Selenio è utile per incrementare il successo terapeutico con Levotiroxina sodica. A volte può infatti accadere che, un soggetto affetto da ipotiroidismo e in terapia con LT4, non benefici degli effetti derivanti dal trattamento farmacologico. Il motivo di tale insuccesso terapeutico è legato al fatto che magari, il soggetto (non sapendolo) è Selenio-deficiente. La carenza di Selenio causa una riduzione nell'attività enzimatica delle Desiodasi, e quindi un'insufficiente conversione del T4 nel T3. Pertanto il soggetto in questione presenterà alti livelli ematici di T4 (ormone tiroideo attivo), ma livelli plasmatici insufficienti di T3 (ormone tiroideo attivo), non riscontrando alcun beneficio terapeutico. Il Selenio risulta infine utile per ridurre l'infiammazione conseguente all'intervento chirurgico grazie alla potente attività antiossidante esercitata a livello tiroideo.

  1. Schomburg L. Selenium, selenoproteins and the thyroid gland: interactions in health and disease. Nat Rev Endocrinol. 2011 Oct 18;8(3):160-71.
  2. Tinggi U. Selenium: its role as antioxidant in human health. Environ Health Prev Med. 2008 Mar; 13(2): 102–108.
  3. Lin SL, Wang CW, Tan SR, Liang Y, Yao HD, Zhang ZW, Xu SW. Selenium deficiency inhibits the conversion of thyroidal thyroxine (T4) to triiodothyronine (T3) in chicken thyroids. Biol Trace Elem Res. 2014 Dec;161(3):263-71.

PRODOTTI CONSIGLIATI

La tiroidite è un processo infiammatorio a carico della tiroide innescato da un'anomala attivazione del sistema immunitario. Per ragioni ancora poco note, le naturali difese dell'organismo riconoscono la ghiandola tiroidea come un corpo estraneo che - come tale - dev'essere pertanto attaccato e distrutto. La dicitura "tiroidite autoimmune" tuttavia non fa riferimento ad una singola malattia, ma a più patologie che si manifestano a carico della tiroide. Difatti, per essere più precisi, bisognerebbe parlare di Tiroidite cronica linfocitaria autoimmune, di cui esistono diverse forme:

- La tiroidite cronica di Hashimoto

- La tiroidite autoimmune atrofica

- La tiroidite silente.

La Tiroidite Cronica Autoimmune, descritta per la prima volta dal Dr. Hashimoto Hakaru nel 1912, è tra le più comuni e frequenti patologie tiroidee, la prima causa di ipotiroidismo primario, specie nelle aree geografiche ad elevato apporto iodico, con una prevalenza del 5-15% nelle donne e del 1-5% negli uomini. Colpisce preferenzialmente il sesso femminile (F/M 5:1) e viene di solito diagnosticata tra i 30 e i 60 anni, con possibilità di insorgenza precoce in età pediatrica nelle forme a carattere familiare. Alla base della patologia vi è un processo infiammatorio autoimmune: per ragioni ancora poco note i Linfociti T del soggetto si attivato contro le cellule tiroidee (i tireociti - sede di produzione degli ormoni tiroidei), causando una lenta, ma inesorabile, distruzione delle stesse. I linfociti T attivati producono a loro volta citochine ed altre molecole pro-infiammatorie che perpetuano e rendono cronico il processo infiammatorio autoimmune. La patologia è caratterizzata dalla presenza, nel siero dei pazienti affetti, di autoanticorpi antitiroide a titolo elevato:

- Anticorpi antitereoglobulina (Ab-Tg): presenti nel 50-60% dei casi

- Anticorpi antitireoperossidasi (Ab-TPO): presenti in oltre il 90% dei casi

La presenza di questi anticorpi, in special modo degli Ab-TPO, è elemento indispensabile per porre diagnosi di Tiroidite cronica autoimmune. Dal punto di vista clinico, l’evoluzione della patologia è imprevedibile e varia da soggetto a soggetto; generalmente la progressione classica si sviluppa, in tre fasi:

1) Eutiroidismo: ormoni tiroidei nella norma; titolo autoanticorpale positivo;

2) Ipotiroidismo subclinico: alterazione del solo ormone TSH; titolo autoanticorpale positivo;

3) Ipotiroidismo conclamato permanete: alterazione del TSH e degli ormoni tiroidei T3 e T4. Affinchè si manifesti l’ipotiroidismo, è necessaria la distruzione di circa il 90% del tessuto tiroideo.

Infine, rara, anche se possibile, è la comparsa di Ipertiroidismo (Hashitossicosi) o di Tireotossicosi (nella tiroidite silente) dovuta al rilascio di ormoni tiroidei da parte della tiroide distrutta. Quasi sempre è presente il gozzo.

Trattamenti consigliati:

In molti casi non è richiesto nessun trattamento farmacologico perchè il gozzo è piccolo e il paziente è spesso asintomatico, con livelli di TSH nel range di norma. Il trattamento sostitutivo con LT4 (Esempio: Eutirox) è obbligatorio solo quando:

1) viene riscontrato ipotiroidismo franco;

2) in caso di ipotiroidismo subclinico con TSH > 10 U/l ;

3) nelle donne che stanno per iniziare un gravidanza o nei bambini.

Il trattamento sostitutivo con LT4 è consigliato, invece, in soggetti con TSH di 4-10 U/l se hanno gozzo o disturbi clinici riferibili all’ipotiroidismo (astenia, obesità, dislipidemia), perchè è dimostrato il miglioramento di diversi parametri clinici (performance mentale, contrattilità cardiaca, assetto lipidico) in corso di terapia con LT4. Il trattamento deve mirare a riportare il TSH a valori compresi fra 1 e 2 U/l.

Il primo controllo va effettuato dopo 1 mese dall’ inizio della terapia; una volta raggiunto il compenso terapeutico è sufficiente monitorare FT3, FT4 e TSH ogni 6-12 mesi. Sebbene si tratti di una patologia autoimmune, il trattamento steroideo è sconsigliato per via degli effetti collaterali e in quanto non associato ad un reale vantaggio terapeutico. Il trattamento chirurgico, invece, va intrapreso quando i sintomi compressivi permangono nonostante la terapia sostitutiva con LT4 o quando vi è il sospetto di neoplasia tiroidea. Quando la terapia sostitutiva con Levotiroixina non è consigliata, per sostenere la funzionalità tiroidea, è buona norma assumere integratori a base di Selenio.

Il Selenio (Se) è un oligoelemento la cui presenza è fondamentale per garantire il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea. La tiroide ha la più alta concentrazione per grammo di questo elemento, rispetto a qualsiasi altro tessuto o organo dell’organismo. In particolare, a livello tiroideo, il Selenio agisce da cofattore per una classe molto importante di enzimi che prendono il nome di Selenoproteine (SPs) [1]. Ad oggi, sono state individuate più di 30 SPs, ma quelle più importanti possono essere ridotte a tre:

1) Glutatione-perossidasi: rappresenta il più importante enzima ad azione antiossidante presente all'interno del nostro organismo. A livello tiroideo, quest'enzima è responsabile dell'inattivazione del perossido di idrogeno (H202), prodotto come cofattore nel processo di sintesi degli ormoni tiroidei, ed è inoltre coinvolto nella sintesi della Tireoglobulina (TG) e degli stessi ormoni tiroidei (T4, T3).

2) Iodiotironina deiodinasi o 5-Desiodasi (D1, D2,D3): enzimi responsabili della conversione del T4 (ormone tiroideo inattivo) nel T3 (ormone tiroideo attivo).

3) Tioredoxina reduttasi: anch'esso coinvolto nella protezione della ghiandola tiroidea dall'azione nociva dei radicali liberi.

A livello tiroideo il Selenio svolge quindi un duplice ruolo: in primo luogo, entrando nella costituzione della Glutatione perossidasi e della Tioredoxina reduttasi, è implicato nella protezione della ghiandola tiroidea dal danno ossidativo indotto dai radicali liberi, e dalla progressiva fibrosi ghiandolare che ne conseguirebbe, preservando di fatto l'integrità della tiroide (Beneficio strutturale) [2].

In secondo luogo, il Selenio, agendo da cofattore per le Desiodasi, risulta coinvolto nei meccanismi di conversione del T4 nel T3, incrementando il successo terapeutico del trattamento ormonale sostitutivo (Beneficio funzionale) [3].

Il ruolo del selenio nel mantenimento dell'omeostasi tiroidea è così cruciale che una carenza di Selenio, potrebbe causare lo sviluppo di una Tiroidite autoimmune in soggetti predisposti [4]. A conferma di ciò, diversi studi hanno dimostrato che, in regioni con una lieve deficienza endemica di Selenio, esiste una correlazione inversa tra i livelli plasmatici di Selenio e l'incidenza di Tiroiditi autoimmuni. Ciò è probabilmente legato ad un'intensificazione del processo infiammatorio tiroideo, conseguente alla riduzione degli enzimi antiossidanti Selenio-dipendenti, e alla mancanza dell'effetto immunomodulatore esercitato dal Selenio [5].

L'effetto della supplementazione di Selenio sull'evoluzione della tiroidite di Hashimoto è stato affrontato in diverse pubblicazioni, i cui risultati indicano chiaramente come l'integrazione di Selenio determini una riduzione statisticamente significativa dei livelli di anticorpi anti-TPO già dopo 3 mesi di trattamento, riduzione che continua anche dopo 6 [6,7], 9 [8] e 12 mesi di trattamento [9]. Inoltre, i benefici derivanti da una corretta integrazione di Selenio in pazienti affetti da Tiroidite di Hashimoto con ipotiroidismo subclinico lieve è tale che è stato registrato un ripristino del quadro eutiroideo, già dopo 4 mesi di trattamento [10].

In generale, possono beneficiare di un'integrazione di Selenio:

1) Soggetti affetti da Tiroidite Cronica Autoimmune (Tiroidite di Hashimoto)

2) Soggetti affetti da Ipotiroidismo conclamato: in questo caso, l'integrazione di Selenio, può aumentare il successo terapeutico del trattamento con Levotiroxina (Eutirox). A volte può infatti accadere che, un soggetto affetto da ipotiroidismo e in terapia con LT4, non benefici degli effetti derivanti dal trattamento farmacologico. Il motivo di tale insuccesso terapeutico è legato al fatto che magari, il soggetto (non sapendolo) è Selenio-deficiente. La carenza di Selenio causa una riduzione nell'attività enzimatica delle Desiodasi, e quindi un'insufficiente conversione del T4 nel T3. Pertanto il soggetto in questione presenterà alti livelli ematici di T4 (ormone tiroideo attivo), ma livelli plasmatici insufficienti di T3 (ormone tiroideo attivo), non riscontrando alcun beneficio terapeutico.

3) Soggetti affetti da Ipertiroidimo (Morbo di Graves-Basedow)

4) Soggetti che hanno subito la rimozione totale o parziale della tiroide (Tiroidectomia)

5) Soggetti affetti da neoplasie a carico della tiroide: in quanto i cicli radioterapici possono compromettere fortemente la funzionalità tiroidea.

  1. Schomburg L. Selenium, selenoproteins and the thyroid gland: interactions in health and disease. Nat Rev Endocrinol. 2011 Oct 18;8(3):160-71.
  2. Tinggi U. Selenium: its role as antioxidant in human health. Environ Health Prev Med. 2008 Mar; 13(2): 102–108.
  3. Lin SL, Wang CW, Tan SR, Liang Y, Yao HD, Zhang ZW, Xu SW. Selenium deficiency inhibits the conversion of thyroidal thyroxine (T4) to triiodothyronine (T3) in chicken thyroids. Biol Trace Elem Res. 2014 Dec;161(3):263-71.
  4. Wu HY, Xia YM, Chen XS. Selenium deficiency and thyroid hormone metabolism and function. Sheng Li Ke Xue Jin Zhan. 1995 Jan;26(1):12-6.
  5. Negro R. Selenium and thyroid autoimmunity. Biologics. 2008 Jun; 2(2): 265–273.
  6. Duntas, L.H., Mantzou, E. & Koutras, D.A. (2003) Effects of a six month treatment with selenomethionine in patients with autoimmune thyroiditis. European Journal of Endocrinology, 148, 389–393.
  7. Turker, O., Kumanlioglu, K., Karapolat, I. et al. (2006) Selenium treatment in autoimmune thyroiditis: 9-month follow-up with variable doses. Journal of Endocrinology, 190, 151–156.
  8. Gartner, R. & Gasnier, B.C.H. (2003) Selenium in the treatment of autoimmune thyroiditis. BioFactors, 19, 165–170.
  9. Mazokopakis, E.E., Papadakis, J.A., Papadomanolaki, M.G. et al. (2007) Effects of 12 months treatment with L-selenomethionine on serum anti-TPO Levels in Patients with Hashimoto’s thyroiditis. Thyroid, 17, 609–612.
  10. Pirola I, Gandossi E , Agosti B , Delbarba A, Cappelli C. Selenium Supplementation Could Restore Euthyroidism in Subclinical Hypothyroid Patients With Autoimmune Thyroiditis. Endokrynol Pol. 2016;67(6):567-571.

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