L’urologia è quella branca della medicina interna che si occupa delle patologie a carico dell’apparato urinario maschile e femminile e degli organi genitali maschili esterni. Tra le principali patologie di pertinenza urologica si annoverano i tumori dell’apparato genito-urinario, tra cui il tumore della prostata che è il tumore di più frequente riscontro negli uomini, i disturbi della minzione e la calcolosi urinaria che è tra le prime cause di accesso ai pronto soccorso e le infezioni delle vie urinarie (cistiti, uretiti, prostatiti, ecc..).

Le infezioni delle vie urinarie, note anche con la sigla IVU, sono infezioni piuttosto frequenti che si verificano quando microrganismi patogeni, soprattutto batteri, penetrando attraverso l'uretra (il condotto che trasporta l'urina dalla vescica all'esterno) proliferano e si moltiplicano nelle vie urinarie [1,2]. Le infezione delle vie urinarie si dividono in:

  • Infezioni delle vie inferiori (che riguardano uretra e vescica; si chiamano rispettivamente uretrite e cistite), le forme meno gravi e spesso di facile risoluzione;
  • Infezioni delle vie superiori (che riguardano ureteri e reni, denominate pielonefriti e nefriti, a seconda che coinvolgano le strutture dei bacinetti renali o solo i reni); sono infezioni importanti che richiedono un immediato trattamento e monitoraggio della funzionalità renale da parte del medico, per evitare che i reni vengano danneggiati e che l’infezione si complichi ulteriormente con un’urosepsi.

Le infezioni  delle vie urinarie, sia alte sia basse, possono essere distinte in acute, ricorrenti e croniche in funzione della loro presentazione clinica:

  • acute: infezioni caratterizzate da un singolo episodio
  • ricorrenti: quando si ripetono due o più volte nell’arco di 6 mesi, oppure quando si verificano tre o più episodi nell’arco di 12 mesi
  • croniche: caratterizzate da uno stato di malattia persistente nel tempo

Le IVU sono più diffuse nelle donne rispetto agli uomini: la prevalenza nelle giovani donne è circa 30 volte maggiore che negli uomini [3]. Le donne sono più suscettibili a questo tipo di infezioni perché lo sbocco dell'uretra è vicino ad ano e vagina, due aree normalmente popolate da batteri, e perché la maggiore brevità dell'uretra rispetto a quella maschile rende più agevole la colonizzazione delle vie urinarie da parte dei batteri. Si stima che il 50-60% delle donne sia colpita almeno una volta da un’infezione urinaria nel corso della propria vita e tra di esse circa il 20% ha episodi che si ripetono nel tempo (ricorrenti) [4].  Questi dati sono tuttavia delle sottostime, in quanto si pensa che circa il 50% delle IVU non arrivi all’attenzione medica [5]. Oltre i 65 anni di età, l’incidenza delle IVU tende ad aumentare in modo uguale in entrambi i sessi, sia per problematiche funzionali (incontinenza, cateterizzazione, etc.) che anatomiche (prolasso vescicale nelle donne, ipertrofia prostatica negli uomini, etc.).

L'infezione è determinata dalla colonizzazione, cioè dalla crescita batterica, in tratti urinari normalmente sterili. Gli uropatogeni in genere penetrano nella vescica attraverso l'uretra, tuttavia l'infezione può avvenire anche tramite il sangue o la linfa. Dopo essere penetrati in vescica alcuni batteri, e in particolare Escherichia coli, sono in grado di attaccarsi alla parete della vescica e formare un Biofilm, un aggregato complesso di microrganismi che aderisce all'epitelio genitourinario, consentendo la sopravvivenza delle cellule batteriche alla risposta immunitaria dell'ospite e, spesso, anche alle più decise terapie antibiotiche [1,2]. I sintomi delle infezioni delle basse vie urinarie (cistite e uretrite) comprendono:

  • Impossibilità a urinare nonostante lo stimolo;
  • Minzione frequente (pollachiuria);
  • Urgenza a urinare;
  • Minzione dolorosa (stranguria);
  • Dolore in regione pelvica e lombare;
  • Sangue nell'urina (ematuria);
  • Urina purulenta;
  • Febbre.

I sintomi delle infezioni delle alte vie urinarie includono invece:

  • Brividi;
  • Febbre alta;
  • Nausea;
  • Vomito;
  • Dolore lombare e toracico;
A questi si possono associare i sintomi delle infezioni del basso tratto urinario, già sopramenzionati.

Negli adulti la maggior parte delle infezioni delle vie urinarie (70-95%) è causata dal batterio Escherichia coli (batterio normalmente presente nell'intestino che, attraverso la cute dei genitali e dell'ano, può penetrare nell'uretra). Altri batteri che causano queste infezioni sono microrganismi che popolano il tratto intestinale quali Proteus, Klebsiella, Enterobacter, Enterococcus faecalis, Pseudomonas. In rari casi infine l'infezione può essere sostenuta da virus oppure funghi, primo fra tutti il Candida Albicans [1,2].

Trattamenti consigliati: Lo scopo della terapia di tutte le forme di IVU è quello di eradicare l’infezione, selezionando l’antibiotico adatto ad un determinato batterio.Gli antibiotici maggiormente utilizzati in questo caso sono la Fosfomicina (terapia d'elezione per le cistiti semplici nella donna), il Trimetoprim-Sulfametoxazolo, i Fluorochinoloni e l’Amoxicillina [6]. La durata del trattamento dipende fondamentalmente dal tipo di infezione: per le infezioni urinarie più semplici, sono sufficienti dai 3 ai 7 giorni di terapia antibiotica orale. Per le infezioni ricorrenti, la cura antibiotica prevede diversi mesi (di norma 6, ma è possibile anche di più) di somministrazioni orali a basse dosi. In questo caso, il limite maggiore è legato al possibile sviluppo di Antibiotico-resistenza [6]. Infine, per le infezioni gravi e acute, è indispensabile un trattamento antibiotico endovenoso attuato in regime ospedaliero.Per attenuare la sensazione dolorosa durante la minzione, in aggiunta agli antibiotici, si può ricorre all'assunzione di analgesici (es: Paracetamolo). Di recente è stata introdotto con successo nel trattamento delle cistititi croniche l’uso di instillazioni vescicali di Condroitin solfato ed Acido ialuronico, al fine di preservare l'integrità dell'urotelio, ovveroil tessuto epiteliale che costituisce il rivestimento interno della vescica e delle vie urinarie, riducendo così al minimo l’esposizione  dell’ urotelio alle sostanze dannose e ai batteri responsabili dell'infezione [7].

Nel caso di infezioni recidivanti è consigliabile cercare di limitare se non addirittura interrompere l’uso degli antibiotici utilizzando sostanze con effetto antibatterico ed antinfiammatorio naturale. Inoltre, data l’origine intestinale della maggior parte dei batteri coinvolti nelle IVU, la regolarizzazione dell’alvo e della flora batterica intestinale svolgono un ruolo cruciale nel prevenire le recidive. Esempi di sostanze naturali ad azione antibatterica ed antinfiammatoria sono il D-Mannosio, l'Ibisco e la Curcuma.

Il D-mannosio è uno zucchero semplice estratto dal legno del Larice e della Betulla. Scarsamente assorbito dall'organismo umano, dopo essere stato assunto per via orale, il D-Mannosio viene in gran parte eliminato attraverso le urine. Recentemente, il mannosio è stato proposto come rimedio naturale contro la cistite, alternativo agli antibiotici ed ai loro effetti collaterali. La sua principale caratteristica è quella di aderire alle fimbrie mannosio-sensibili presenti sulla superficie di molti batteri patogeni responsabili delle infezioni alle vie urinarie, primo fra tutti E. Coli, diminuendone la capacità di adesione alle cellule dell’epitelio vescicale e favorendone l'eliminazione con le urine.Inoltre, si è visto che favorisce la ristrutturazione delle mucose danneggiate, specialmente di quella vaginale, garantendo una maggiore protezione da successivi insulti batterici. A differenza del glucosio, il D-Mannosio ha un apporto calorico pari a zero e non altera il profilo glicemico del soggetto, per cui può essere assunto anche dai diabetici, notoriamente più inclini allo sviluppo di IVU [8-10].

Un altro principio attivo naturale ad azione antibatterica è l'Ibisco (Hibiscus sabdariffa). L'Hibiscus sabdariffa è una pianta della famiglia delle Malvacee, genere Hibiscus. È una pianta perenne, diffusa in Africa e Asia. Da essa si ricava, essiccando i calici dei fiori, la bevanda nota come Karkadè, utilizzata da sempre dalla medicina tradizionale per prevenire le infezioni batteriche del sistema urinario, ma anche ipertensione, tosse e raffreddore. Dalla pianta si raccolgono i calici di colore rosso i quali contengono acidi organici, minerali, antocianidine e altri composti fenolici con le seguenti proprietà:

  • Sambubiosidi e Proantocianidine: impediscono l’adesione di Escherichia coli alle cellule uroteliali e la replicazione e la colonizzazione del tratto urinario.
  • Acidi organici (Acido Protocatecuico, Acido malico, Acido citrico e Acido ibiscico): hanno azione diuretica e normalizzano il pH urinario rendendo sfavorevole la proliferazione batterica. In particolare, l’Acido protocatecuico possiede attività antimicrobica dose dipendente nei confronti di diverse specie patogene (Staphilococcus aureus, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa, Acinetobacter baumannii).
  • Vitamina C: con la sua azione antiossidante garantisce protezione alle cellule dai danni ossidativi.

Negli ultimi decenni la scienza ha validato e supportato l'attività antimicrobica dell'Ibisco con numerosi studi [11-13]. In questi studi l’ibisco ha dimostrato grande efficacia nel ridurre gli episodi di infezioni urinarie (riduzione dell'89% delle UTI in donne con cistiti ricorrenti) mostrando capacità antimicrobiche nei confronti dei principali agenti patogeni, in special modo E. Coli, e antimicotiche nei confronti di Candida albicans già a basse concentrazioni: E. Coli + Candida Albicans sono responsabili di più del 95% degli episodi di Cistite. Nello specifico, l’Hibiscus Sabdariffa riduce significativamente la contaminazione microbica da Escherichia Coli e il PH urinario (riduzione del 30%) sin dal 1° giorno di trattamento [14].

Una delle manifestazioni principali dell'infezione alle basse vie urinarie è rappresentata dal'infiammazione; chi soffre di infezioni alle vie urinarie spesso sperimenta, contestualmente all'infezione, anche i sintomi tipici dell'infiammazione come minzione dolorosa (Stranguria), dolore in corrispondenza della regione pelvica e lombare e urgenza a urinare [15]. Per tenere sotto controllo la sintomatologia un valido aiuto è rappresentato dalla Curcuma. La Curcuma è una polvere gialla ottenuta dalla macinazione di alcune piante appartenenti alla famiglia delle Zingiberaceae (la stessa dello Zenzero). I costituenti chimici più importanti della Curcuma sono i Curcuminoidi, di questi il più abbondante è la Curcumina, che costituisce in media il 3,14% della polvere.  La Curcumina è in grado di inibire la sintesi di diverse molecole coinvolte nella reazione infiammatoria: l’attività antinfiammatoria della curcumina è paragonabile a quella di farmaci quali Cortisone e Fenilbutazone, soprattutto per il trattamento della fase acuta della flogosi [16]. Tuttavia, a differenza di quest'ultimi, non da gastrolesività, per cui può essere utilizzata anche per terapie di lungo corso. Oltre alle già citate proprietà antinfiammatorie, la Curcuma trova impiego nel trattamento e nella profilassi delle infezioni delle vie urinarie anche in virtù delle sue note proprietà:

  1. Antiossidanti [17]: La curcumina è un agente antiossidante molto potente, la cui azione è comparabile a quella delle Vitamine C ed E. La principale attività della curcumina come antiossidante deriva sia dall’inibizione della formazione di Radicali liberi (ROS), sia dall’aumentata attività di enzimi antiossidanti endogeni quali Catalasi, Superossido dismutasi (SOD) e Glutatione perossidasi.
  2. Antimicrobiche [18]: la curcumina è in grado di inibire la crescita di microrganismi patogeni come E. Coli e Staphylococchi, responsabili della stragrande maggioranza delle infezioni alle vie urinarie. La sua azione antimicrobica si estende anche al fungo Candida Albicans, frequentemente causa di sovrainfezioni in seguito a trattamento antibiotico (soprattutto nelle donne e negli anziani).
  3. Antibiofilm [19]: la Curcumina previene la colonizzazione del tratto urinario da parte dei batteri patogeni ostacolando la formazione di Biofilm, ovvero aggregati complessi di microrganismi che formano sottili pellicole aderenti all'epitelio genitourinario, consentendo la sopravvivenza delle cellule batteriche, spesso anche alle più decise terapie antibiotiche.

Il grosso limite legato all'assunzione di Curcumina è rappresentato dalla sua bassissima biodisponiblità per via orale. L'innovativa formulazione Fitomina®, utilizzando l'associazione dei curcuminoidi con i fosfolipidi della Lecitina, è in grado di determinare un assorbimento della Curcumina per via orale circa 30 volte maggiore rispetto alle formulazioni tradizionali [20].

Come detto in precedenza, molto spesso, le infezioni alle vie urinarie sono sostenute da batteri di origine intestinale; in determinate situazioni - e con meccanismi ancora non del tutto chiariti – questi germi riescono a raggiungere le vie urinarie (un ambiente sterile in condizioni normali) dove sono in grado di diffondersi e instaurare il processo infiammatorio alla base della comparsa dei disturbi clinici. La terapia del singolo episodio – anche in presenza di quadri clinici acuti ed eclatanti – è solitamente facile ed efficace, ed è basata essenzialmente sull’uso degli antibiotici. Purtroppo, in alcune persone questi episodi tendono a ripetersi nel tempo; si parla in questi casi di infezioni urinarie recidivanti (o ricorrenti). La gestione di questi pazienti è decisamente più complicata: l’uso degli antibiotici deve essere ridotto al minimo per evitare gli effetti collaterali e soprattutto l’insorgenza di resistenze batteriche alle terapie; in queste situazioni diventa fondamentale – più della terapia stessa – la prevenzione della recidiva dell’infezione. La regolarizzazione dell’alvo e della flora batterica intestinale svolgono un ruolo cruciale nel prevenire le recidive [21]. Il ripristino della microflora è possibile con l'assunzione di determinati Probiotici. Nelle infezioni delle vie urinarie i probiotici svolgono 3 azioni necessarie al corretto funzionamento dell’apparato urinario:

  1. Inibizione competitiva: alcuni ceppi di Lactobacillus sarebbero in grado di competere con i batteri patogeni per i siti di legame sulle cellule dell'epitelio vescicale. Se questi siti sono occupati i patogeni non possono insediarsi e dare origine all’infezione.
  2. Effetti battericidi diretti: i Lactobacilli svolgono un’azione battericida diretta attraverso la secrezione di diversi metaboliti, come ad esempio l'Acido lattico che abbassa il pH mucosale rendendo la vita difficile a molti patogeni. Inoltre alcuni ceppi batterici sono in grado di secernere Batteriocline e Perossido di idrogeno che hanno azione battericida diretta.
  3. Stimolazione del sistema immunitario: sia i lattobacilli, sia altri probiotici sembrano in grado di aumentare la produzione di anticorpi e citochine oltreché di stimolare l’attività di macrofagi e linfociti in caso di infezione, aiutando così l'organismo umano a liberarsi dell'agente infettivo.

In virtù di tali proprietà i probiotici contenenti Lattobacilli sono stati ampiamente proposti per il trattamento e la profilassi delle infezioni batteriche urogenitali [22-25]. Nello specifico, il Lactobacillus plantarum ha dimostrato di avere un’ottima capacità nel superare la barriera gastrica, resistendo a pH marcatamente acidi e alla presenza di sali biliari. Una volta arrivato nell’intestino L. plantarum è in grado di aderire saldamente alla parete intestinale, inibendo la crescita dei microrganismi nocivi. Lactobacillus plantarum possiede infine la capacità di resistere ai principali antibiotici utilizzati nel trattamento delle cistiti recidivanti, di espletare una valida azione antinfiammatoria e di stimolare positivamente la risposta immunitaria. Ad oggi il riequilibrio della flora batterica autoctona rappresenta uno dei principali obiettivi della terapia delle IVU; se non viene eliminata la Disbiosi ogni antibiotico avrà infatti solo un effetto momentaneo sulla vescica, senza trattare l’origine del problema, ma andando a incrementare la resistenza dei batteri patogeni intestinali, rendendo inutile anche la terapia antibiotica più "spinta", con importanti conseguenze sulla salute dell'intero organismo.

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