Tiroidite di Hashimoto: qual è il ruolo del Selenio?

da | Lug 7, 2021 | Area Endocrinologica, Selima

La Tiroidite Cronica di Hashimoto è la più frequente delle patologie a carico della tiroide ed è la causa più comune di Ipotiroidismo. La patologia è causata dall’instaurarsi di un processo infiammatorio-autoimmune a carico della tiroide che porta, nel tempo, ad una graduale ma progressiva ipofunzione ghiandolare (Ipotiroidismo).

Per motivi ancora poco noti, il sistema immunitario non riconosce più la tiroide come un costituente normale dell’organismo, per cui inizia ad attaccare le cellule tiroidee con conseguente infiltrazione linfocitaria e produzione di anticorpi diretti contro le strutture ghiandolari (Anticorpi Anti-Tireoperossidasi e Anticorpi Anti-Tireoglobulina). Il processo infiammatorio e l’infiltrazione linfocitaria determinano, nel tempo, la morte delle cellule tiroidee e la riduzione delle sintesi degli ormoni tiroidei, con conseguente comparsa di Ipotiroidismo. Si osserva tra l’altro fibrosi ghiandolare, soprattutto nelle tiroiditi di vecchia data, e un aumento del volume ghiandolare (Gozzo e/o Noduli)

Nella sua forma classica la tiroidite di Hashimoto evolve in tre fasi:

  1. Fase di eutiroidismo (TSH e ormoni tiroidei nella norma);
  2. Fase di ipotiroidismo subclinico (elevata concentrazione sierica di TSH in presenza di livelli normali di ormoni tiroide);
  3. Fase di ipotiroidismo conclamato (elevata concentrazione sierica di TSH in presenza di bassi livelli di ormoni tiroidei).

In caso di ipotiroidismo conclamato il trattamento farmacologico universalmente riconosciuto prevede la somministrazione di L-tiroxina (T4) a dosaggio sostitutivo, allo scopo di riportare il TSH nei limiti di normalità. La terapia con l’ormone sostitutivo non è invece obbligatoria in caso di TSH normale o appena al di sopra della norma.

Uno dei fattori che può contribuire al manifestarsi di una Tiroidite cronica di Hashimoto in soggetti predisposti e a velocizzarne l’evoluzione in senso ipofunzionale è rappresentato dalla condizione di Selenio-deficienza. ll Selenio (Se) è infatti un oligoelemento la cui presenza è fondamentale per garantire il corretto funzionamento della ghiandola tiroidea.

A livello tiroideo la presenza di adeguate quantità di Selenio è necessaria per garantire l’attività di un gruppo molto importante di enzimi noti come Selenoproteine, il cui ruolo è quello di proteggere la tiroide dai danni indotti dai radicali liberi e di partecipare al metabolismo periferico degli ormoni tiroidei, catalizzando la conversione dell’ormone tiroideo inattivo (T4 -Tiroxina), nella sua forma biologicamente attiva (T3 -Triiodotironina).

Studi condotti su pazienti affetti da tiroidite di Hashimoto hanno dimostrato che la supplementazione di Selenio riduce i livelli di autoanticorpi tiroidei e rallenta la fibrosi ghiandolare arrivando, in alcuni casi, a ristabilire l’euteriosi. Inoltre, nei pazienti con produzione assente (Tiroidectomia totale) o ridotta di ormoni tiroidei (Tiroidectomia parziale) che, per la produzione ormonale, si basano unicamente o prevalentemente sulla deiodinazione periferica della L-tiroxina esogena, la supplementazione di Selenio può incrementare l’efficienza di conversione della L-Tiroxina (T4) nell’ormone T3 attivo.

Tra le varie forme di Selenio disponibili per l’integrazione nutrizionale, le forme organiche come la L-Selenio-metionina e il Lievito arricchito in Selenio sono da preferirsi in quanto garantiscono un’efficacia e una sicurezza molto più elevate rispetto alle forme inorganiche.

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